Gli Ojibwe nei gialli di William Kent Krueger
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“Che tu possa imparare la lezione racchiusa in ogni foglia e in ogni pietra. Che tu possa acquisire forza e saggezza, non per essere superiore ai tuoi fratelli ma per poter combattere il più grande nemico, te stesso. E possa essere pronto a comparire al cospetto di Kitchimanidoo con mani pulite e occhio limpido”. Preghiera ojibwe di Henry Meloux , “La montagna del diavolo”.
Entusiasta studioso di cultura Ojibwe, il giallista William Kent Krueger, cresciuto sulle Cascade Mountains in Oregon ed oggi vive in Minnesota, ha riversato la sua passione nel ciclo di Cork O’ Connor, thriller ambientati dentro e intorno il mondo degli Anishinaabe, il “Popolo”, che noi, i bianchi, chiamiamo Ojibwe o Chippewa.
Di quattordici volumi, solo sei sono stati tradotti e pubblicati in Italia. Sono avvincenti, con trame articolate, splendide descrizioni delle ambientazioni e molti personaggi, tutti ben delineati. Perfettamente sviluppata è l’interazione interculturale tra i cittadini e gli Ojibwe. Qui e lì emergono racconti, notizie, parole dell’ojibwemowin, la lingua Ojibwe, e particolari della vita e della cultura nativa, spesso grazie alla presenza familiare del vecchio Henry Meloux, meglio noto come Mel il Matto, un midewiwin, un uomo di medicina.
Il protagonista è Cork O’ Connor, un ojibwe da parte di madre e “chimook”, cioè bianco, d’ascendenza irlandese da parte di padre. O’ Connor è cresciuto nella riserva di Iron Lake. Ha fatto il poliziotto a Chicago per poi tornare tra i boschi della contea di Tamarack, in Minnesota, facendo prima lo sceriffo e poi l’investigatore privato. Il suo temperamento non è sempre composto e freddo, ma non è mai offuscato da sentimenti che gli possano impedire di avere la capacità per affrontare le situazioni. E’ un uomo capace e sensibile, d’intelletto acuto e senso pratico, molto legato alla sua famiglia e alla sua comunità. O’ Connor è cattolico e al contempo fortemente immerso nella spiritualità del suo popolo, grazie al vecchio Henry Meloux, un midewiwin, un uomo di medicina.
Il primo romanzo è “La Foresta di Ghiaccio” e sviluppa l’intreccio tra la vicenda personale di Cork, ormai ex sceriffo e prossimo al divorzio, con una serie di omicidi che non tardano a coinvolgerlo, assieme a sua moglie Jo e ai loro rispettivi amanti. L’ombra del Windingo copre di mistero un romanzo che tocca tutti gli aspetti della vita di un uomo, amore e odio, sentimenti di amicizia e rancore, paura e sospetto, affetti e difficoltà familiari.
Il secondo è “Copper River” e vi troviamo O’ Connor braccato da Lou Jacoby, capo di uno dei più ricchi imperi criminali, che lo accusa della morte di suo fratello, in realtà ucciso dalla moglie.

Copper River
In attesa che le polizie della contea di Aurora e del dipartimento di Winnetka chiariscano la sua innocenza, Cork si ritrova costretto alla fuga, con una taglia sulla testa e una pallottola nella coscia che lo obbliga a rifugiarsi da sua cugina a Bodine, nel Michigan. Qui però un omicidio lo costringe a rinunciare al riposo e alla segretezza. Lavoro avvincente, profondo, appassionante, commovente, umano che apre uno squarcio impietoso su quel mondo di abusi sessuali, maltrattamenti domestici e famiglie disgregate dall’alcol e dalla droga, che affligge una fetta degli adolescenti americani, specialmente nativi.
Il successivo “La Baia delle Nebbie” ci porta a conoscere da vicino il personaggio più interessante del ciclo, il nostro Vede di Notte, ovvero l’uomo di medicina Henry Meloux. Lo seguiamo dall’adolescenza al primo amore, sino alla scoperta della sua identità spirituale tra gli odawa. Mentre gli Ojibwe si lasciavano contagiare dai costumi dei bianchi, allontanandosi dalle proprie tradizioni, con l’arrivo dell’elettricità e della linea telefonica, dei cinema e della radio, Henry era diventato uno sciamano e, da qualche parte nel Canada, aveva un figlio…
“La montagna del diavolo” è il quarto capitolo. L’ex sceriffo Cork, ora investigatore privato, ha rinunciato alle armi, dopo una strage in un liceo, ma tornerà ad impugnarle. Cork, in compagnia dell’ex nemico, il ricchissimo imprenditore edile texano Hugh Parmer, si appresta a capire cosa è successo all’aereo su cui volava sua moglie e ci porta a Owl Creek, nella riserva arapaho del Wyoming, tra visioni e indecifrabili segreti. Ci sono un casinò indiano che arranca, poliziotti e autorità tribali poco collaborativi, compagnie petrolifere pronte a distruggere la bellezza naturale del territorio e misteriosi voli aerei. I perchè e i come della tragedia si svelano tra le nevi delle Absarokas.
Il lago della paura
Il quinto libro, ricco di intuizioni e cambi di scena , è “La miniera di sangue”. Si impernia sui misteri legati ad una vecchia miniera di ferro che vorrebbero adattare allo stoccaggio di scorie nucleari, sfidando le contestazioni degli ojibwe perché la miniera confina con la loro riserva. Cork scoprirà luoghi positivi e sacri, detti bimaadiziwin, e luoghi negativi, maledetti, segnati da magia negativa, chiamati mudjimushikeeki….
L’ultimo libro è “Il lago della paura”, thriller movimentato che affascina per i tanti frammenti di informazioni sui nativi americani e le loro culture, sparsi qui e lì. Cork e la sua famiglia provano a superare il lutto per la morte di Jo con una vacanza sul Lake of the woods, ma si ritrovano in un incubo, dispersi tra gli isolotti del lago dal derecho, un sistema temporalesco distruttivo, con venti furiosi che corrono in linea retta con la forza di un uragano, sotto enormi nuvole nere. Conosceranno gli ojibwe della Riserva Trentasette di Windigo Island e combatteranno il fanatismo di una setta millenarista.
Sono volumi coinvolgente, pregni di dinamismo e suspense. Lettura consigliata sia per la prosa spesso evocativa sia per gli aspetti etnologici e per le interessanti dinamiche umane e familiari.
