Charley Smith, il ranger che morì col revolver in pugno
A cura di da un lavoro di Joe e Terry Cole

Charley Smith (a sinistra) con Pete Edward
Nato nel 1856 nella contea di Fayette, in Texas, Charley Smith apparteneva a una famiglia numerosa, cresciuta nei duri anni in cui le praterie texane erano ancora terre aperte. Non c’erano recinzioni, le piste erano solo tracce polverose tra un insediamento e l’altro e per muoversi si usavano carri trainati da buoi. Le famiglie si spostavano insieme, viaggiando a cavallo o stipate in pesanti carriaggi, spesso guidati da ex schiavi che trovavano così una nuova occupazione.
Charley aveva sei fratelli e quattro sorelle. Le domeniche le trascorreva con loro recandosi alla chiesa battista di Hardshell, a circa trenta miglia dalla casa di famiglia. Ma la sua giovinezza fu segnata presto dall’irrequietezza. Benché avesse ricevuto un’istruzione di base e avesse vissuto per un periodo con parenti in Tennessee, dove poté frequentare la scuola, il suo carattere ribelle lo spinse a un’esistenza instabile, fatta di lavoro saltuario e frequenti guai.
Tornato in Texas dopo l’esperienza nel Tennessee, Charley cominciò a lavorare tra Laredo e Cotulla, nel Sud dello Stato, zona di confine e di frontiera per eccellenza. Era un’area segnata da traffici, tensioni etniche, scontri con bande di ladri di cavalli e fuorilegge messicani. Non stupisce che anche lui finì presto coinvolto in risse e guai con la legge.

Laredo
Un episodio in particolare segnò la sua vita: fu arrestato per omicidio a Webb County e rinchiuso nel carcere di Laredo. Suo padre, Jack W. Cole, cercò disperatamente di aiutarlo. Un avvocato lo difese, ma a salvarlo fu soprattutto l’intervento della famiglia e la clemenza dei giudici, che ridussero le accuse.
Quando uscì di prigione, Charley si trovò di fronte a un bivio. Forse per necessità più che per vocazione, decise di arruolarsi in quello che era allora uno dei corpi più rispettati ma anche più esposti al pericolo: i Texas Rangers.
Era il 1875 quando Charley Smith si unì alla Special Force sotto il comando di George W. Baylor, una delle compagnie più impegnate nelle zone di confine. Quella era un’epoca in cui i Rangers erano chiamati a fronteggiare un numero crescente di minacce: non solo le bande di desperados che imperversavano tra Texas e Messico, ma anche i Comanche e altre tribù native che difendevano ancora il loro territorio.

Un gruppo di Texas Rangers
Il giovane Smith mostrò presto coraggio e abilità con la pistola. Servì prima sotto il leggendario “Little McNelly” e poi con Lee Hall, entrambi comandanti celebri per la durezza con cui affrontavano il crimine. La Special Force fu sciolta nel 1880, ma Charley continuò a prestare servizio con altre compagnie.
Il suo nome cominciava a circolare tra i Rangers come quello di un ragazzo impetuoso, rapido nel maneggiare il revolver, ma non sempre disciplinato. Nonostante questo, guadagnò la stima di diversi compagni, che lo descrivevano come un giovane destinato a farsi una reputazione.
Il 28 giugno 1882 la carriera e la vita di Charley Smith giunsero a una tragica conclusione. Quel giorno si trovava a Cotulla, in compagnia di un altro ranger, John Wesley DeSpain. Qui incrociarono la pista di uno dei banditi più pericolosi della zona, conosciuto come “California Jim”.
Il fuorilegge – il cui vero nome era James W. Jameson, anche se lui stesso più tardi si dichiarò Henry Hankins – era noto per la sua violenza e per essere sfuggito più volte alla cattura. Aveva ucciso in passato e non intendeva arrendersi.
Quando i Rangers lo individuarono, Jim cercò scampo tra i binari della ferrovia. Ne seguì un violento scontro a fuoco. I colpi rimbombarono tra la vegetazione e il rumore del treno in lontananza. Charley fu colpito più volte: un proiettile gli trapassò la gamba, un altro si conficcò nel petto. Nonostante le ferite, resistette, continuando a sparare fino a cadere al suolo.
Anche “California Jim” fu ferito mortalmente. Trasportato in una casa nei pressi, confessò la sua identità e, prima di morire, consegnò la pistola che aveva usato: una Colt .45, con diciassette tacche incise sul calcio in noce. Disse che quelle tacche rappresentavano uomini uccisi o ferite inflitte nel corso della sua carriera da fuorilegge.

L’uccisione di Charley Smith
Charley Smith, gravemente ferito, fu portato a San Antonio e ricoverato all’ospedale di Santa Rosa. Nonostante i tentativi dei medici, morì la notte del 28 giugno 1882, a soli ventisei anni. Il suo corpo venne sepolto nel cimitero di famiglia a Black Jack Springs, nella contea di Fayette.
La notizia della sua morte si diffuse rapidamente: i giornali di San Antonio lo ricordarono come un giovane ranger valoroso, caduto in servizio. Per i suoi compagni fu un duro colpo. John Wesley DeSpain, che era stato al suo fianco nello scontro, portò a lungo le cicatrici di quella giornata, non solo fisiche ma anche morali.
Il ricordo di Charley Smith non scomparve con lui. I familiari conservarono la sua pistola e i suoi oggetti personali come reliquie. Nel corso degli anni la sua tomba, sebbene oggi semiabbandonata e circondata da erbacce, è rimasta un punto di memoria per chi studia la storia dei Rangers e dei giovani uomini che, nell’epoca più turbolenta del Texas, scelsero di combattere il crimine a costo della propria vita.
