Sulle tracce di Kit Carson nel Sud-Ovest


Una bandiera sventola lungo la strada principale mentre si entra a Taos, nel New Mexico, e con ciò Kit Carson riceve gli onori che merita per il suo ruolo nella storia del west. Nel 2009 la cittadina celebrava sì il 40° anniversario del film Easy Rider con il “Taos Summer of Love”, ma se i figli dei fiori avevano trovato rifugio in queste montagne lo si doveva, in un certo senso, proprio a Carson. Nato il 24 dicembre 1809 nella contea di Madison, Kentucky, Christopher Houston “Kit” Carson crebbe in una fattoria vicino a Boone’s Lick, Missouri. Cacciatore, trapper, esploratore, guida, soldato, interprete, uomo di frontiera: attraversò l’Ovest lasciando un segno profondo, ma anche un’eredità controversa. Amato e celebrato, ma al tempo stesso criticato e persino disprezzato, Carson rimane una figura complessa, difficile da incasellare.
All’indomani della morte del padre, Carson lasciò casa a soli 16 anni per unirsi a una carovana diretta a Santa Fe, nel New Mexico. Lì si stabilì, costruendosi una reputazione di trapper e guida. Sposò due donne native (una morì giovane e l’altra divorziò) prima di incontrare Josefa Jaramillo, che sarebbe rimasta sua moglie fino alla morte nel 1868. La loro dimora a Taos, costruita nel 1825 come casa a tre stanze, è oggi un museo che conserva ricordi familiari e oggetti dell’epoca.


La casa di Carson a Taos

Carson divenne noto a livello nazionale per le sue spedizioni con John C. Frémont: nel 1842 guidò la compagnia verso il South Pass, Wyoming; due anni dopo percorse l’Oregon e la California. Persino Buffalo Bill Cody lo considerava un modello, pur riconoscendo come la sua reputazione non fosse esente da ombre.
L’ammirazione non mancava: il generale William T. Sherman ricordava la sorpresa di vedere un uomo di bassa statura, con capelli rossi e occhi azzurri, capace però di compiere imprese straordinarie e di rispondere con monosillabi alle domande. Carson era schivo, ma il suo coraggio era riconosciuto da tutti.
Fort Garland e il trattato con gli Ute
Nel 1858 Carson prese il comando di Fort Garland, in Colorado, conducendo delicate trattative di pace con gli Ute. La ricostruzione storica di Fort Garland restituisce oggi uno spaccato della sua vita militare, con edifici che rievocano la sua epoca.


Fort Union, edificato nel 1851

Ma non tutti i luoghi collegati al suo nome evocano la stessa reverenza. Fort Union, fondato nel 1851, divenne in seguito quartier generale militare per il New Mexico. Proprio lì Carson ebbe un ruolo centrale nella campagna contro i Navajo, una delle pagine più controverse della sua vita.
La guerra ai Navajo e la “Long Walk”
Nel 1863, su ordine del generale James H. Carleton, Carson guidò la spedizione contro i Navajo. Nelle loro terre rocciose distrusse greggi, coltivazioni e abitazioni, in un conflitto che i nativi ricordano ancora come devastante.
Circa 8.000 Navajo, ridotti alla fame, vennero costretti a percorrere 300 miglia fino a Bosque Redondo, presso Fort Sumner. La marcia – la tristemente nota “Long Walk” – si trasformò in una tragedia: centinaia morirono lungo il cammino, altri furono ridotti in schiavitù. Bosque Redondo si rivelò un luogo inospitale, privo di risorse, dove la sopravvivenza era al limite. Oggi un piccolo museo, progettato da un architetto Navajo, racconta quella vicenda dolorosa.
È proprio questo il motivo per cui, al di là delle celebrazioni, Carson resta una figura ambivalente: eroe per alcuni, carnefice per altri.
Un nome inciso nel Sud-Ovest
Nonostante le polemiche, il nome di Kit Carson è inciso nella geografia del Sud-Ovest: il Kit Carson National Forest nel New Mexico, città come Carson in Colorado o Kit Carson in California, strade, scuole e persino montagne portano il suo nome.


Una foto di Kit Carson

Il suo percorso di vita si concluse a Fort Lyon nel 1868, quando già minato dalla malattia. Sul letto di morte chiamò il medico con le parole: «Dottore, compadre, adiós», spirando poco dopo. La moglie Josefa lo aveva preceduto di poco, morendo a seguito di complicazioni del parto.
I loro corpi riposano insieme a Taos, nel cimitero oggi dedicato a Kit Carson.
Attraverso questo itinerario celebrativo virtuale ci siamo dedicati a ripercorrere i luoghi principali della vita di Kit Carson: da Taos a Fort Garland, da Canyon de Chelly a Fort Sumner, fino a Bosqueville.
Lo storico Paul Hutton ha sintetizzato bene il significato di Carson nella storia del west: «Rappresentava il suo Paese, e rappresentava ciò che l’America stava diventando. Guardando a Kit Carson, in realtà, stiamo guardando a noi stessi».
E forse è proprio questa la chiave: il suo nome evoca tanto la conquista e l’epopea pionieristica, quanto la violenza e la sofferenza inflitte ai nativi. Kit Carson rimane uno specchio in cui l’America del West riflette luci e ombre della propria storia.

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