Denendeh

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Indiani dell’Alaska
Il contatto europeo nel territorio era prevalentemente costituito da commercianti di pellicce, ma comunemente i suoi beni e le sue malattie lo avevano preceduto. I gruppi nativi a diretto contatto con i traders divennero gli intermediari geografici ed economici per i territori più interni, imponendo notevoli rincari sugli utensili e gli ornamenti che scambiavano con le pellicce. La penetrazione europea nel subartico Athapaskan sarebbe poi stata plasmata da tre principali caratteristiche fisiografiche: i mari, le vie d’acqua interne e le montagne, con i primi due che fornivano le essenziali vie di contatto, e il terzo che costituiva una vera e propria barriera.
Le postazioni commerciali sulla parte occidentale della Hudson Bay, e lungo il “North Pacific Rim” rappresentavano le risorse principali per il commercio nelle aree degli indiani di etnia Athapaskan. Purtroppo non abbiamo a disposizione molte notizie riguardanti questi primi commerci.


Una veduta delle coste dell’Alaska

Alcuni gruppi Chipewyans ricevettero, probabilmente, mercanzie inglesi provenienti dallo York Fort intorno all’inizio del XVIII secolo, ma ben pochi di loro i spingevano sulle coste. I nativi annotati come “Copper Indians” – meglio noti come “Yellowknives” -, ed anche pochi “Dog-Ribbed Indians”, avevano già ottenuto mercanzie europee a partire dal secondo quarto del XVIII secolo; mentre le esplorazioni costiere e i commerci russi ebbero luogo dopo il 1741, soprattutto lungo le coste meridionali dell’Alaska. Chiaramente, i commercianti russi, come d’altronde quelli della Hudson Bay Company a est, posizionavano i gruppi nativi dell’Alaska costiera come intermediari con quelli dell’interno. In pratica, questi commerci rappresentarono una vera e propria estensione che stabiliva una connessione tra i “Chuckchi-Eskimo Indian” e le terre dei drenaggi dei fiumi Yukon e Kuskokwim, e il “grease trails” tra i gruppi delle coste nordoccidentali e gli Athapaskan dell’interno. I continui commerci marittimi rafforzarono ulteriormente la posizione commerciale dei Tlingit e dei Bella Coola nei confronti degli adiacenti Athapaskan che vivevano sui fianchi e nei bacini occidentali della cordigliera ma, comunque, le relazioni tra i vari gruppi nativi e tra gli indiani e gli europei avevano un andamento diverso alle due estremità del territorio Athapaskan durante quell’epoca. A est delle Montagne Rocciose, le prime tribù contattate – Cree, Chipewyan, poi Beaver e Yellowknife – si procurarono armi da fuoco e si dedicarono a razzie e violenze generalizzate ai danni dei loro indifesi vicini Athapaskan e, quando possibile, anche tra di loro. Gli “Slave Indians”, come esempio significativo, sarebbero emersi nella letteratura come una designazione sprezzante da parte dei Cree armati nei confronti di gruppi Athapaskan indifesi e posti nelle terre adiacenti al lato sudoccidentale del Great Slave Lake e lungo l’alto corso del Mackenzie. Anche gruppi di Sekani e Dogrib furono perseguitati e costretti a fuggire dai loro territori rispettivamente dai guerrieri Beaver e Yellowknife. Comunque, poiché queste ostilità interferivano con i commerci, i trader bianchi si impegnarono per raggiungere una pace tra i popoli Dene dell’Est. Inizialmente non vi fu alcuna ostilità da parte degli indiani verso i bianchi, e le successive ostilità che si verificarono per ciascuna “tribù” furono solitamente eventi isolati; senza dimenticare che nelle zone orientali dei Dene, apparentemente gli indiani non fecero alcun tentativo per impedire ai trader di stabilire postazioni commerciali nelle terre di “clienti o nemici”. Mentre nei primi commerci russi le armi da fuoco erano proibite ad Eschimesi e indiani, i commercianti britannici e canadesi le barattavano liberamente per migliorare il sostentamento e consentire loro di dedicare più tempo alla caccia e alle pellicce. In generale, le popolazioni dell’Alaska contattate erano restie all’insediamento russo, infatti, le aree di contatto diretto suscitarono azioni ostili da parte dei gruppi Tlingit e Athapaskan, soprattutto da parte dei “Tanaina, Koyukon e Upper Atna”. Alla fine ci furono aggressioni a ovest che portarono alle guerre tra i Gitksan e i Sekani, e alla distruzione dei Tsetsaut da parte dei Tlingit. In generale, la caratteristica distintiva del confine occidentale del dominio degli Athapaskan settentrionali era rappresentata dall’egemonia commerciale che i gruppi vicini non-Athapaskan, o quelli sulla costa, riuscirono a sostenere per molti decenni. A parte l’atteggiamento ostile dei gruppi non cordiglieri dell’Alaska – Tanaina e Atna -, gli Athapaskan settentrionali della cordigliera della Baia di Hudson accolsero con favore l’istituzione di punti di scambio all’interno del loro territorio. Indiscutibilmente gli Athapaskan erano liberi nelle loro terre tribali e questa situazione era certamente importante negli interessi dei commerci con i bianchi.


Cacciatori Inuit

A partire dal 1800, a est della “cordigliera” vi erano i gruppi noti come “Chipewyan, Beaver e Yellowknife”, indiani che commerciavano con una nuova postazione creata da “pedlars” (ambulanti) provenienti da Montreal e recentemente entrati nella North West Company. Da Montreal, seguendo vari corsi di fiumi, questi raggiungevano il “Grand Portage e il Methy Portage” per poi stabilire postazioni anche a ovest, sul fiume Beaver, e anche a nord del “North Arm of Great Slave Lake” dove il vecchio Fort Providence li metteva in contatto con gli Yellowknife (“Copper Indians”, nativi che prendevano il nome dal rame scoperto nel loro territorio. Lo Swanton li annotava come “Tatsanottine”, ma anche con altre denominazioni come “Couteaux Jaunes”, “Red-knife Indians” e “Yellow-knife” sempre in riferimento al rame. Lo studioso annotava anche gli indiani Chipewyan, il cui nome derivava da una parola Cree significante “pointed skins” (“pelle appuntita”?), ma anche noti con un altro termine Cree “Yatcheé-thinyoowue” (“forestieri, estranei”), e con due nomi francesi e inglesi, rispettivamente “Montagnais e Mountaineers”. Sempre lo Swanton li localizzava nelle aree a nord del Churchill River, tra il Great Slave Lake e i fiumi Slave e Athabaska a ovest, e presso la Hudson Bay a est; ma ricordava giustamente che questi indiani si espandevano continuamente andando ad occupare anche altre aree canadesi. Ancora lo Swanton ricordava che parlavano un dialetto Athabaskan ed erano divisi in vari gruppi noti come “Desnedekenade, Etheneldeli, Thilanottine e Tatsanottine”. Un altro gruppo decisamente importante merita di essere ricordato. Diamo allora la parola ancora allo Swanton.


Un tipico indiano di etnia North Athapaskan

Erano questi gli indiani “Thlingchadinne” – comunemente annotati come “Dogrib” -, il cui termine significava “dog-flank people” (“il popolo con il cane a fianco – costola -”?); gruppo anche conosciuto come “Atticmospicayes o Attimospiquaies” (“dog-rib, costola di cane”) ma, soprattutto, come “Dog Ribs, Dogrib”, un termine inglese derivante dal significato del loro nome. Dal canto loro i francesi li annotavano come “Flancs-de-Chien” o “Plats-Côtes-de-Chien”, ma spesso li ricordavano con il soprannome “Lintcanre”. I Dogrib erano degli Athapaskan vaganti nelle aree tra il Great Bear Lake e il Great Slave Lake ma, stando allo Swanton, non si estendevano fino al Mackenzie River; il loro nome “Thlingchadinne” apparve per la prima volta nel 1744, quando la tribù iniziava ad essere sospinta a nord dagli indiani Cree. Nel frattempo, lungo le coste del Pacifico settentrionale gli indiani Tlingit erano da decenni in contatto con le imbarcazioni commerciali russe; tale situazione avrebbe agevolato la loro espansione nelle terre degli Eyak, espansione che si sarebbe largamente completata verso la fine del XVIII secolo. Tuttavia, le operazioni russe “di successo” si verificarono solo nella regione costiera di Cook Inlet, dove il gruppo eschimese dei Chugach, e alcuni Tanaina, operarono come intermediari tra loro e le genti note come “Atna ed Eyak”. I primi contatti diretti tra i russi e questi ultimi popoli furono comunque ostili: i russi avevano preso in ostaggio gli Eyak entro il 1800 e i loro tentativi di risalire il fiume Copper si scontrarono con attacchi da parte dei nativi. Il periodo 1800-1820 fu indiscutibilmente l’era di maggior espansione della North West Company, in un territorio che andava a comprendere i gruppi nativi del Mackenzie River, vale a dire gli indiani annotati come “Slavey, Mountain Dene, Bearlake Dene, Hare e Kutchin (Gwich’in)”, a cui dobbiamo aggiungere i “Kaska” (“Nelson People” o “Tselona”) delle aree di Fort Nelson, i gruppi “Carrier, Chilcotin e Sekani meridionali” dei drenaggi del Fraser River e i “Tanaina” della “Iliamna region”; senza dimenticare la “Taral area” degli indiani “Atna”. Il problema sarebbe venuto per gli indiani Dogrib che, a quanto pare, furono cacciati da una parte delle loro terre dagli Yellowknife, almeno fino al 1823. Da allora, non avendo un punto di scambio, dovettero accedere a Fort Simpson nel territorio degli Slavey e, dopo il 1823, a Fort Resolution, per i gruppi Dogrib più meridionali. Nell’Alaska più occidentale, un contatto diretto e regolare fu possibile per gli Ingalik con la fondazione di St. Michael’s Redboult (1833) e per i Koyukon (1839) con la presenza dei commercianti russi a Nulato. Con l’arrivo degli americani, gli avamposti della Hudson Bay furono istituiti lungo la costa della Columbia Britannica dopo il 1821, da dove le merci degli avamposti costieri raggiungevano gli Athapaskan dell’entroterra soltanto tramite intermediari nativi. Fu comunque nel 1847 che venne fondato Fort Yukon, particolarmente importante per i “Kutchin” (Gwich’in) all’interno del bacino del Pacifico, così come gli “Han” e alcuni settori dei Tanana e, probabilmente anche i “Koyukon”, i Tlingit e gli Atna. Senza dimenticare i Tanaina più vicini alla costa, indiani che continuavano ad impedire il contatto diretto tra i commercianti europei e gli Athapaskan dell’interno, che andavano ad includere gli “Upper Tanana, i Tutchone, i Tlingit dell’interno e i Tahltan”.


La Yakutat Bay dell’Alaska

Dopo l’acquisto americano dell’Alaska (1867), i cattolici e varie confessioni protestanti completarono le conversioni dei nativi dell’Alaska; i gruppi del Mackenzie, ma non i Beaver, quelli della “northern cordillera” e quelli dell’Alaska interna, non avrebbero opposto alcuna resistenza alle attività missionarie; invece nella “southern cordillera” le attività di conversione furono particolarmente difficili.


Tlingit

Sebbene i missionari non incontrassero alcuna aperta ostilità, trovarono i “Carrier”, ad esempio, particolarmente restii ai comandi che condannavano il “potlatch”. Un aspetto significativo, troppo spesso catastrofico, nella storia dei contatti tra gli indiani d’America e gli Europei fu sicuramente l’introduzione di nuove malattie e condizioni patogene tra i popoli nativi. Le epidemie potrebbero aver portato devastazione e spopolamento ai gruppi Athapaskan del Nord nei primi tempi di contatto, o addirittura anche prima dell’avvento fisico degli Europei (l’epidemia di vaiolo del 1775 tra i Tlingit della costa dell’Alaska si diffuse probabilmente nell’entroterra?), ma la documentazione è in gran parte carente. Sulla base delle prove disponibili sulle epidemie contagiose, la scarlattina e il vaiolo causarono la mortalità più elevata tra gli Athapaskan del Nord prima del XX secolo; dopo tale data, le epidemie di influenza e morbillo vennero registrate come causa di gravi conseguenze.


Il corso dell’Athabaska River

Ricordiamo che la prima diffusa epidemia registrata tra gli Athapaskan fu quella di vaiolo nelle terre dei Chipewyan orientali e dei Cree occidentali intorno al 1781. Non è comunque noto se questa epidemia si sia diffusa anche nella regione del fiume Mackenzie. Il vaiolo scoppiò tra i Tlingit, i Tanaina, gli Ingalik, e forse altri gruppi Athapaskan, intorno al 1835-1839. Sebbene i russi tentassero di somministrare vaccini per alleviarla, i nativi rimasero particolarmente riluttanti alla vaccinazione; si stima che dal 25 al 50% delle persone del gruppo colpito morì durante questo assedio. Altre epidemie di vaiolo si diffusero intorno al 1862 e al 1865 tra i Carrier meridionali e i Tahltan nel 1864 e nel 1868. Uno dei primi casi segnalati di scarlattina si verificò tra i Tutchone meridionali intorno al 1851 ma, altre epidemie di questo tipo furono annotate negli anni tra il 1862 e il 1867. Questo periodo fu caratterizzato dallo sterminio dei Kutchin del Birch Creek e dei Kutchin del Lower Yukon, e da una elevata mortalità tra i Chilcotincon con l’abbandono di Fort Anderson a causa della forte mortalità dovuta alla scarlattina tra i Kutchin e gli Hare. Si registra che l’influenza abbia ucciso un migliaio di indiani stanziati tra Fort Simpson e il Peel’s River, tutte popolazioni annotate come “Slave, Bearlake, Hare e Kutchin orientali” nel 1865. Un’altra ampia epidemia di morbillo si sarebbe verificata intorno al 1902 tra gli “Hare, Bearlake, Dogrib e Kutchin orientali” e probabilmente presso altri gruppi Athapaskan della regione del Mackenzie. Approssimativamente nello stesso periodo, epidemie di morbillo colpirono gli Ingalik, i Koyukon, i Lower Tanana e forse anche altri Athapaskan dell’Alaska. Come spesso accade, l’entità della mortalità non è nota, sebbene il Constantine (1903) affermava che morirono settanta Kutchin su ottanta, e che sessanta indiani Dogrib vennero registrati come morti per questa epidemia soltanto a Fort Rae. Alcune epidemie di influenza devastarono gli Athapaskan dell’Alaska nel 1917-1918, uccidendo circa il 10% della popolazione; nello stesso periodo anche i Tagish, i Tutchone e i Tlingit dell’entroterra dello Yukon furono “devastati”. L’influenza avrebbe colpito la regione del Mackenzie nel 1928, causando la morte di almeno seicento persone nelle aree comprese tra Fort Resolution e Fort Good Hope. Non vennero invece segnalate epidemie su larga scala tra gli Athapaskan subartici dopo questa data, sebbene ulteriori ricerche possano rivelare statistiche su epidemie di gravità locale. I cambiamenti demografici causati da malattie veneree e malattie croniche come la tubercolosi sono difficili da valutare a causa della mancanza di dati relativi a questo periodo. Queste malattie non hanno la drammaticità delle epidemie e quindi potrebbero non essere state registrate a causa della loro frequenza. Una analisi seria dei primi contatti deve essere presa in considerazione mettendo in risalto tutta una serie di datazioni significative. Dopo la costruzione di altre postazioni (1717), la nuova situazione più a nord permetteva ai Chipewyan di importare pellicce in sicurezza in cambio di merci europee; alcuni iniziarono ad operare come intermediari, portando cibo fin nell’interno per barattarlo con pellicce con i gruppi Dene che avrebbero potuto non vedere un uomo bianco per un altro mezzo secolo. Nel 1789 l’Alexander Mackenzie discese il “Grand River” fino alle acque di marea dell’Oceano Artico.


Un dipinto del Carson

Nel corso del suo viaggio avrebbe contattato gli indiani “Hares, Slave, Dogrib e Loucheux (Gwich’in)”, e mentre superava Point Separation avrebbe trovato un accampamento eschimese abbandonato. Nel 1821 la Hudson Bay Company si fuse con la Northwest Company, ma nella maggior parte del territorio, la prima avrebbe continuato a mantenere un monopolio effettivo fin quasi all’inizio del XX secolo, nonostante il suo monopolio legale fosse scaduto prima. Comunque, alcuni gruppi, come i Dogrib orientali e i “Mountain Indians” non sperimentarono quasi mai contatti commerciali diretti fin dopo il 1821. In questo periodo ci furono perturbazioni nelle relazioni intertribali causate dall’avidità che poteva infiammare alcuni gruppi dotati di armi ad avancarica, spingendoli ad attaccare quelli più lontani che non possedevano ancora armi da fuoco. Fu un periodo relativamente breve di cui – “guerra” è il termine più appropriato -, razzie e uccisioni. Prima del 1800 ci furono le incursioni dei Cree nelle zone del Great Slave Lake e sull’alto corso del Mackenzie e poi, all’inizio del XIX secolo le aggressioni dei “Copper Indians” di Akaitcho contro le popolazioni del Bear Lake e i Dogrib. Ad eccezione del massacro di Fort Nelson (Columbia Britannica) del 1812, i rapporti commerciali tra i Dene non causarono comunque vittime da nessuna delle due parti; se i rapporti non furono sempre entusiastici, furono pacifici poiché le due parti nutrivano un interesse reciproco. Come osservava l’Osgood (1936), “Gli Athabascan non si considerano come unità politiche o culturali nette” e, di conseguenza, si rifiutavano di usare il termine “tribù” per i popoli che classificò come “Hares, Satudene (Bearlake Indians), Mountain Indians, Slaves, Dogrib, Yellowknives e Chipewyan”, per utilizzare il termine corrispondentemente vago “gruppi”. Per comodità, preferisco usare il termine “tribù” per designare le principali divisioni appena citate. Vista l’importanza, una domanda dobbiamo chiederci: perché l’infanticidio presso queste genti? Il primo passo necessario è determinare se i dati della popolazione supportino l’attribuzione dell’infanticidio femminile.


Alexander Mackenzie

Le due affermazioni all’inizio del saggio sono tratte dalla memoria dei nativi del passato. <> (Poldine Carlo 1978, in “Donna Alaskan Dene”). <>.


Le regioni del nord

La documentazione del XIX e XX secolo sui Dene della regione del fiume Mackenzie offre un insieme insolitamente ampio di dati che consentono di derivare i tassi di infanticidio femminile attribuito in un contesto storico controllato. Inoltre, questi dati consentono di determinare “l’effetto delle malattie infettive introdotte sul livello di popolazione di questi Dene” e, quindi, di valutare la validità della teoria dello spopolamento avanzata a sostegno della “organizzazione sociale unilocale-unilineare aborigena tra i Dene del Mackenzie”. Ma vediamo ora di dare uno sguardo agli indiani “Dogrib”, una popolazione che, stando alle loro tradizionali tramandate oralmente, il “proto-contact period” rappresenta un periodo di guerre con altre popolazioni, in particolare con gli indiani chiamati “Enda”, meglio noti come “Cree”.


Scambi commerciali

Gli indiani Cree erano molto pericolosi ma erano anche avvantaggiati dal fatto di avere a disposizione armi da fuoco. Comunque, alcuni rapporti dell’epoca riportavano che anche i Dogrib erano riusciti ad assicurarsi armi europee e annotavano i loro continui scontri con gli Yellowknives negli anni 1780-1790. Altri periodi di guerra venivano annotati tra il 1770 e il 1790, tutti caratterizzati dalle incursioni dei Cree che si spingevano sul margine meridionale del territorio dei Dogrib e lungo il corso del Mackenzie River. Una loro caratteristica distintiva fu rappresentata dagli attacchi degli Yellowknife, noti anche nei documenti europei come “Copper Indians e Red Knife Indians”. Per quanto riguarda i Dogrib ancora in vita, gli storici Yellowknife, che linguisticamente erano un ramo dei Chipewyan di lingua Athapaskan, e i Chipewyan in generale, sono compresi sotto il termine unico di “Tedzont’in”, tradotto sistematicamente dai Dogrib di lingua inglese come “Chipewyans”. Quando si parla dei nemici Yellowknives dell’inizio del XIX secolo, i Dogrib si riferivano comunemente a loro come al “Akaitcho’sbunch” (“gruppo di Akaitcho”) (“Ekecoweceke”, “Akaitcho e i suoi seguaci”). Il contesto della narrazione o della conversazione chiarisce quando i “Tedzont’in” sono gli storici Yellowknives in una categoria più ampia dei Chipewyans, in particolare l’attuale popolazione nativa di Fort Resolution, in cui i discendenti del “gruppo di Akaitcho” degli Yellowknives alla fine scomparvero. Praticamente, i “Tedzont’in” sono il “gruppo di Akaitcho” e gli Yellowknives. Delle figure umane che i Dogrib identificano nella loro tradizione orale che copre il primo periodo, soltanto Akaitcho è noto nella storia canadese. Fu il principale capo degli Yellowknives e quello che aiutò il John Franklin nella sua prima spedizione (1819-1822). I resoconti dello stesso Franklin (1823-1824) rivelano che Akaitcho e gli Yellowknives, negli anni tra il 1812 e il 1823, erano ben noti saccheggiatori, “prepotenti e talvolta assassini” degli indiani Dogrib. Il resoconto del Franklin sulla sua seconda spedizione (1825-1827) fornì il primo di numerosi resoconti pubblicati sulla distruzione, da parte dei Dogrib nel 1823, di una banda di Yellowknives guidata dal capo “Long Legs” (Gamba Lunga). Secondo questi resoconti, il massacro fu aggravato da una epidemia di influenza sviluppatasi un decennio dopo, epidemia che spezzò lo spirito aggressivo degli Yellowknives. La tradizione Dogrib sottolineava che erano “amici di tutti”, in contrasto con Akaitcho e il suo “gruppo”, ben noto lungo il corso dello Yellowknife, lungo i bordi delle terre desolate in direzione del Coppermine River fino al Great Bear Lake, e poi di nuovo a sud attraverso il territorio dei Dogrib, per saccheggiare e uccidere sia i “Bear Lake Indians” che i Dogrib. La ferocia dell’Akaitcho è quasi eguagliata da quella di un’altra figura nota nella tradizione, il “lussurioso” indiano Yellowknife chiamato “T’asinghon”. Solo dopo che questi ebbe rapito, maltrattato e ucciso diverse donne Dogrib, fu definitivamente “annientato”. Nel corpus della tradizione orale Dogrib, forse secondo per popolarità solo alla storia della “donna prigioniera”, vi è il racconto di come il capo dei Dogrib, chiamato “Edzo” – “Edze”, “cuore”, nella sua forma antica – affrontò il capo Akaitcho, con il risultato che fu stabilita la pace tra i due popoli. Ma vediamo ora di dare uno sguardo agli indiani dell’Akaitcho, gli Yellowknife. Conosciuti ai tempi del Franklin (1830) come “Copper Indians”, venivano considerati come la divisione più nordoccidentale dei “widespread Chipewyan peoples”. Parlanti un “distintivo dialetto del Chipewyan”, erano una piccola tribù di circa 190 anime nell’anno 1820, con il capo Akaitcho (“Big Foot”) considerato il loro leader principale, la cui banda andava a comprendere “quaranta uomini e ragazzi”. Gli altri leader, anch’essi impegnati nella “Franklin expedition”, conosciuti come “Hook e Long Legs”, erano anch’essi a capo di piccoli gruppi, tutti impegnati a cacciare nelle “caribou lands” dalle sponde orientali del Great Slave Lake fino al Coppermine River. Il capo Akaitcho e i suoi commerciavano prevalentemente a Fort Providence, sul Mackenzie River, con la North West Company. Per almeno un decennio questi indiani furono impegnati nei commerci, nella cattura di donne e occasionalmente nell’assassinio di Dogrib e “Bearlake Indians”, loro vicini occidentali e nordoccidentali. La ferocia di questo leader è stata presente nella tradizione Dogrib fino ai giorni nostri. Il Franklin e i suoi ufficiali sperimentarono il carattere del capo nei suoi aspetti più diversi. Al loro primo incontro, quello del 1820 a Fort Providence, il Franklin avrebbe scoperto che “… l’Akaitcho e i suoi non cedevano facilmente in questioni che riguardavano il suo giudizio di interesse personale”. Nelle parole del Franklin annotiamo che Akaitcho “ci offrì la più cordiale ospitalità e ogni sorta di attenzione personale, arrivando persino a cucinare per noi con le sue mani, un compito che non svolge mai per sé stesso”. Per il sopravvissuto George Back, il capo fu “generoso e umano”. Nel 1825, quando il Franklin arrivò a Fort Resolution per dar vita alla sua seconda spedizione via terra, l’Akaitcho e gli Yellowknives avevano decisamente “subito un cambiamento di fortuna”, in seguito alla fusione tra la North West e la Hudson’s Bay Companies nel 1821, Fort Providence venne chiuso nel 1823 e l’Akaitcho con la sua gente, dovette dirigere i commerci a Fort Resolution, in compagnia dei Chipewyan già assegnati a quel posto.


Indiani moderni North Athapaskan

I loro matrimoni misti e l’assorbimento in quella popolazione portarono alla scomparsa definitiva degli indiani Yellowknife come popolo distinto e allora, spinto dalla disperazione e dalla vendetta per le uccisioni perpetrate dagli Yellowknife all’inizio dell’anno, nell’ottobre 1823 i Dogrib attaccarono gli Yellowknife del “Long Legs” accampati nella zona tra lo Hottah Lake e il Great Bear Lake. Trentaquattro Yellowknife perdettero la vita, erano quattro uomini, tredici donne e diciassette bambini. Fu un durissimo colpo e l’Akaitcho si rifiutò di unirsi alla spedizione del Franklin verso il Great Bear Lake, facendo sapere che con i suoi cacciatori non sarebbe entrato nelle terre dove erano morti i loro parenti, “per timore di rinnovare la guerra”. Il tesissimo incontro registrato nella storia orale dei Dogrib fu, apparentemente, il primo dopo la distruzione della banda del Long Legs. Ricordiamo che il George Back avrebbe osservato che l’Akaitcho, all’epoca cinquantenne, era in cattive condizioni di salute e aveva perso gran parte della sua influenza sugli Yellowknife. Nel 1838, ai commercianti di Fort Resolution giunse la notizia che Akaitcho era morto quella primavera e un resoconto dei Dogrib narrava che fu sepolto su un’isola della Yellowknife Bay.

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