La decapitazione di Black Jack
A cura di
Black Jack Tom Ketchum
Era il 26 aprile 1901 a Clayton, New Mexico quando Black Jack al secolo Tom Ketchum veniva condotto al patibolo. La gente era arrivata da lontano ed i Lawmen avevano venduto i biglietti per assistere all’evento, così come avevano fatto gli ambulanti proponendo bambole di pezza appese (per il collo) ad un bastone, per la gioia di grandi e piccini.
Non che simili spettacoli fossero infrequenti, ma se è vero che nel Crepuscolo del West si passava all’aldilà spesso in maniera poco eroica, l’esecuzione di uno dei banditi più celebri del momento, certamente fu una fine più ingloriosa e granguignolesca, o come si direbbe oggi splatter, che si potesse involontariamente allestire.
Ma torniamo a quegli ultimi momenti.
Black Jack era di ottimo umore e salito sul patibolo disse: “Sarò all’inferno prima di colazione!”
Poi il cappuccio ne coprì la testa ed il cappio fu posto sopra di esso a cingerne il collo. Ma quando il boia inesperto strinse quella cravatta di canapa intorno al collo di Tom nessuno poteva immaginare cosa di lì a poco sarebbe successo. Leggi il resto
Autunno Cheyenne
A cura di
Little Wolf (Piccolo Lupo) e Dull Knife (Coltello Spuntato)
Nei primi giorni dell’aprile 1877, quasi mille Cheyenne settentrionali, stanchi, affamati e seminudi, erano giunti a Fort Robinson provenienti dalla regione dello Yellowstone, nel Nebraska nord-occidentale. Erano giunti fin lì per arrendersi all’Uomo Bianco confidando nelle sue false promesse di cibo e rifugio, addirittura anche di un’agenzia nel loro stesso territorio di caccia. Presto però si diffuse la notizia secondo la quale tutti i Cheyenne settentrionali avrebbero dovuto trasferirsi nel Territorio Indiano, in Oklahoma, per congiungersi ai Cheyenne meridionali già lì presenti, in modo di creare un’unica riserva in cui riunire tutti i Cheyenne.
Questo annuncio venne accolto dagli Indiani con vivo disappunto, si rifiutarono di partire e resistettero finché l’agente fece sapere che non avrebbe più distribuito razioni di cibo lì, nel Nebraska. Leggi il resto
Alice Fletcher tra gli indiani
A cura di
Alice Fletcher fu etnologa e leader del movimento che voleva che i Nativi Americani avessero riconosciuti i propri diritti in una società che ormai era dominata dai bianchi.
Non fu solo una teorica, ma mise in pratica le sue idee sul campo in qualità di amministratrice della polizia indiana.
La Fletcher nacque a Cuba nel 1838 quando la sua famiglia viveva li nel vano tentativo di far guarire il padre di lei afflitto da una serie di malattie. Il padre era un ottimo avvocato e la madre proveniva da una famiglia piuttosto in vista nell’economia di Boston.
Per i problemi di salute ai quali abbiamo accennato il padre morì quando Alice aveva appena venti mesi.
Dopo essersi trasferita a Brooklin, la madre la mandò in un collegio femminile cittadino nel quale Alice sarebbe stata seguita nella prima infanzia, studiando e venendo educata nel rispetto delle esigenze delle migliori famiglie cittadine. Leggi il resto
Le pitture di Red Horse spiegano la battaglia del Little Bighorn
La battaglia del Little Bighorn è senza alcun dubbio uno dei conflitti più iconici tra quelli occorsi tra le tribù dei nativi americani delle pianure del nord e l’esercito degli Stati Uniti. La mattina del 25 giugno 1876 il Tenente Colonnello George Armstrong Custer condusse le sue truppe in battaglia contro i guerrieri appartenenti ai raggruppamenti Lakota Sioux, Cheyenne del Nord e Arapaho in quello che ora è il sud-est dello stato del Montana.
Alla fine dell’epica, durissima e sanguinosa battaglia, quel 26 giugno i nativi americani sconfissero Custer e gran parte dei suoi uomini.
La battaglia di Little Bighorn si concluse con una vittoria schiacciante e molto importante per le tribù native americane che lottavano per mantenere i diritti sulla loro terra e per non vedere annientato il proprio stile di vita. Tuttavia, ancor oggi, gran parte dell’immaginario che circonda la storica battaglia non si concentra sui nativi americani, usciti vittoriosi dal campo, ma piuttosto sul coraggio dei soldati bianchi e sulla resistenza di Custer e delle sue truppe. E’ realtà, infatti, che curiosamente, la battaglia si ricorda più spesso come “Custer Last Stand”…
Si dice spesso che la storia è scritta dai vincitori. Leggi il resto
I segreti di Alamo
A cura di
Alamo
Si dice che San Antonio del Texas sia una città infestata, piena di fantasmi, ma di certo se questa storia corrisponde a realtà la maggior parte di essi risiede certamente ad Alamo.
Grazie al cinema e non solo, tutti conoscono la storia di Alamo ed i personaggi di un episodio che sfumò in leggenda, già prima che nascesse il mito del West.
Quello che fuori del Texas non è invece noto è però il folklore che lo riguarda.
Per molti anni, dopo la battaglia, testimoni hanno riferito di strane apparizioni vagare tra le pareti ancora intrise di sangue, di luci inquietanti danzare sui muri di pietra e di inspiegabili suoni forse le urla dei moribondi, oppure le esplosioni o la tromba della banda di Santa Ana sta ancora suonando El Deguello*. Ed ancora oggi guardie, custodi, e altri dipendenti, di quella che è divenuta un’importante attrazione turistica, evitano certe stanze dopo il calar della sera. Leggi il resto
Cavallo Pazzo, il libro di Mari Sandoz
Visse nello stesso periodo di Toro Seduto, del quale era più giovane, e con lui condivise gli ultimi anni di libertà dei Sioux nel nord ovest americano tra una caccia al bisonte e all’antilope e una battaglia con i nemici giurati Crow.
Purtroppo i bianchi volevano tutto e, nonostante i trattati, spingevano per la guerra e a frotte penetravano nel territorio delle tribù Sioux del nord.
Il Grande Spirito aveva deciso che Cavallo Pazzo sarebbe stato il leader guerriero di questi Sioux che i bianchi, spudoratamente, chiamavano “ostili”.
E da vero leader Cavallo Pazzo seppe condurre a tante vittorie il suo popolo, compresa quella definitiva contro Custer nel 1876, anche se la resa dei Sioux sarebbe ritardata di poco.
Cavallo Pazzo morì in riserva a soli 33 anni, ammazzato (come Toro Seduto) con una scusa banale. Leggi il resto
Blood from hell (il film completo nell’articolo!)
A cura di
La locandina di Blood from Hell
Anche questo inizio di anno porta con sé un bel dono per tutti noi appassionati di storia del west a tutto tondo e di tutto ciò che profuma di west! A tutto tondo, perciò ricomprendente il cinema western.
E il regalo che ci arriva è proprio cinematografico e porta la firma di quel bravissimo campione nostrano di Emiliano Ferrera. Bravo attore, bravo scrittore, bravo regista… bravo tutto!
Il lungometraggio si intitola “Blood from Hell” ed è parte di un progetto di ampio respiro che lo potrebbe collocare al numero 1 di una serie di episodi da realizzare in futuro.
Alla faccia di chi dice che il genere western non interessa i giovani, Blood from Hell arriva ora, persino prima del nuovissimo film di Quentin Tarantino che, pure lui, è lì per dimostrare la capacità di un genere di parlare le lingue che serve parlare per farsi capire.
Come facevano i trapper quando attraversavano la frontiera pullulante di indiani e parlavano la lingua che serviva parlare per farsi capire, così Blood from Hell parla una lingua che sa essere prezioso richiamo per la linfa giovanile delle sale cinematografiche… la lingua screziata di horror. Leggi il resto
Charles B. Gatewood, l’eroe dimenticato dell’Arizona
A cura di
Charles B. Gatewood e gli scout Apache
Dal supplemento a Diana Armi n° 5 del maggio 1979 leggo un altro interessante articolo a firma di H. Chatfield su un personaggio che ha avuto una parte di primo piano sulla cattura di Geronimo. Circa centoventisette anni fa, in una calda mattina d’agosto, un giovane ufficiale degli Stati Uniti, accompagnato solo da due indiani della tribù Apache e da Tom Horn, capo degli esploratori, s’inoltrò a cavallo nell’ostile territorio degli Apaches con uno scopo ben preciso: convincere Geronimo e la sua banda ad arrendersi al gen. Nelson Miles.
Il giorno seguente, Geronimo con i suoi pochi seguaci iniziò il viaggio verso il luogo prestabilito per incontrarsi con Miles. Finalmente anche in Arizona la pace era ristabilita e la popolazione non sarebbe più vissuta sotto la minaccia costante della banda di Geronimo.
Ma il giovane ufficiale, che ebbe una parte così importante nelle vicende degli ultimi giorni di libertà dell’indiano più famoso d’America, fu presto dimenticato da tutti. Leggi il resto
Questo è Doc Holliday?
Ogni tanto dal vecchio west arriva qualcosa che ridesta l’attenzione e la curiosità degli appassionati di tutto il mondo.
Stavolta la novità riguarda uno dei pistoleri più famosi del west, Doc Holliday.
Ci credete se vi diciamo che l’uomo ritratto in questa fotografia è Doc Holliday, il dentista più conosciuto della storia del west, famoso sopratutto per la sua partecipazione alla sparatoria avvenuta nel 1881 presso l’OK Corral di Tombstone, in Arizona? La fotografia è stata trovata nei dintorni di St. Louis, nel Missouri, dal fotografo professionista Donald J. McKenna. La stampa, che misura 3 pollici e 7/8 per 5,5 pollici, è stampata su carta color crema.
Nulla di confermato collega la foto direttamente al dentista, ma un dettagliato confronto anatomico ci suggerisce una corrispondenza tra l’immagine più nota (quella del 1872) e questa non autenticata.
Cosa vediamo in questa immagine? Un uomo di circa 30 anni di mezzo si trova su una sedia a rotelle con le ruote e le ginocchia sotto una coperta. Lui è emaciato. Leggi il resto
Truppe italiane nella Guerra Civile Americana
A cura di
L’origine della presenza di numerosi soldati del disciolto Esercito delle Due Sicilie nelle file confederate è riconducibile alla relazione tra Chatham Roberdeau Wheat e Giuseppe Garibaldi.
Il primo, un ex-capitano dello US Army e avventuriero, originario della Virginia, aveva conosciuto Garibaldi a New York nel 1850. Dieci anni dopo aveva partecipato alla campagna per l’unificazione italiana, con azioni militari come le battaglie del Volturno e del Garigliano, e l’assedio di Capua, col grado di generale conferitogli da Garibaldi; qui era stato raggiunto dalle notizie riguardanti l’imminente conflitto civile nella madrepatria. Il reclutamento iniziò con l’arrivo a Napoli di Roberdeau Wheat il 14 ottobre 1860 a bordo della nave “Emperor”, assieme ai 650 uomini della legione britannica.
Nell’esercito confederato.
Il Gen. Wheat aveva come aiutante il Capitano Bradford Smith Hoskiss, veterano dell’esercito britannico. Alla notizia dell’elezione di Lincoln a presidente negli Stati Uniti, Wheat, come sostenitore dell’altro candidato Breckinridge, era cosciente che se fosse avvenuta la secessione degli Stati del Sud, come preannunziata, la guerra civile sarebbe divenuta una concreta possibilità. Leggi il resto