La religiosità dei Nativi
Un uomo della medicina
Il capo religioso era un uomo estremamente importante. Venne chiamato dagli europei sciamano, nome di origine siberiana che significa «colui che è sconvolto». Gli erano stati dati particolari poteri dal Grande Spirito, o Grande Mistero (così i missionari chiamarono «Wakan Tanka», il creatore del mondo presso gli Indiani delle pianure), e da questi gli erano stati insegnati determinati riti nonché i metodi per curare malattie e ferite.
Ogni tribù possedeva la Sacra Pipa, rappresentazione del mondo e dell’unione dell’uomo con il mondo stesso.
Ai Sioux era stata donata alle origini: il fornello rappresentava la terra, e con essa era fatto, la cannuccia di legno raffigurava tutte le cose che crescono. Le dodici penne d’aquila erano la rappresentazione di tutti gli uccelli del ciclo. Leggi il resto
Alle radici della guerriglia nel Kansas e Missouri
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George Todd, guerrigliero di Quantrill
Il malessere che avrebbe portato allo scoppio della “Guerra tra gli Stati” – come gli Americani sono usi chiamare quella che noi diciamo “di secessione” – e tanta sofferenza nel Kansas e nel Missouri a causa di una guerriglia particolarmente violenta e crudele, ha radici profonde e complesse. Per capire la natura delle formazioni guerrigliere, che cosa le spinse ad agire e come agirono, è indispensabile soffermarsi su alcuni fatti che avvennero in quei luoghi prima del 1861. Da parecchio tempo era in atto l’espansione dei coloni verso il West. Il cosiddetto Medio Ovest (Kansas, Missouri, Iowa, Illinois…) si era andato sempre più popolando di agricoltori liberi che non possedevano schiavi e il flusso migratorio dall’Europa incrementava ancora di più questo fenomeno.
Il partito dei “freesoilers” (che erano uomini del Nord, sostenitori della “terra libera”) voleva che la schiavitù fosse estromessa dai nuovi Territori in via di formazione e che sarebbero presto entrati nell’Unione come Stati. Leggi il resto
Roosevelt, presidente da battaglia
A cura di
Speciale a puntate: 1) Theodore Roosevelt, il presidente a cavallo 2) Roosevelt, presidente da battaglia
Dopo lo sbarco a Cuba e qualche giorno di adattamento, mentre il Nono Reggimento (Buffalo Soldiers) rimaneva di presidio, il Decimo e i Rough Riders proseguirono, addentrandosi nella giungla, fino a raggiungere Las Guasimas, nei pressi di Sevilla, dove il 24 giugno ingaggiarono un combattimento con gli Spagnoli. Roosevelt, che indossava un’uniforme tipo sahariana di sua ideazione con i gradi di tenente colonnello, fu nominato colonnello – ruolo temporaneo e funzionale – quando Wood assunse il comando della brigata ed ebbe con i suoi uomini una parte marginale nella battaglia, nella quale gli Americani patirono 27 morti contro gli 8 degli Spagnoli.
Il 1° luglio 1898 Roosevelt trovò finalmente l’occasione che attendeva. Approfittando di un’errata valutazione della situazione da parte del comando spagnolo e protetto dal fuoco di copertura delle mitragliere Gatling, si pose alla testa dei suoi volontari e guidò due furibonde cariche contro la Kettle Hill – la collina di San Juan – alle spalle di Santiago, operazione condotta simultaneamente dal Decimo Cavalleria da un altro versante. Incautamente il generale Arsenio Linares aveva infatti tenuto 10.000 riservisti a difesa della città, schierando meno di 700 uomini nella postazione Leggi il resto
Pugni proibiti
Grazie a Sergio Bonelli Editore
Una rissa
La scazzottata è un tema classico del cinema western. Tipica quella da saloon, dove i clienti al minimo pretesto scatenano una colossale rissa che manda in pezzi il locale.
Ma nella storia del west questa specie di sfogo collettivo era davvero abituale?
Il racconto The Blue Hotel del grande scrittore Stephen Crane (1871-1900) farebbe pensare il contrario: lì, due tipi focosi che decidono di vedersela a pugni, sono invitati a farlo fuori dal locale (in pieno inverno, tra la neve e il gelo).
È più che ovvio che i proprietari dei saloon, esattamente come quelli delle nostre discoteche, provvedessero a buttare fuori chi minacciava la rissa, anche e soprattutto per tutelare l’integrità delle sedie, dei tavoli e dei costosissimi specchi.
Pur con questo limite, nell’Ottocento (anche europeo) la sfida a pugni era molto praticata ed era un mezzo di risoluzione delle vertenze sicuramente più innocuo del duello.
Dopo essersi scambiati cazzotti, i contendenti il più delle volte finivano a bere insieme. Nei casi in cui lo scontro diventava troppo violento, Leggi il resto
Edward Sheriff Curtis, esploratore e fotografo del west
Edward S. Curtis, nato a Whitewater il 16 febbraio 1868, deceduto a Los Angeles il 19 ottobre 1952, è stato un coraggioso esploratore, etnologo appassionato e sincero fotografo statunitense. Il suo nome si è indissolubilmente unito allo studio e alla divulgazione dell’epopea del farwest e dei nativi americani, popolo del quale Curtis è stato un profondo conoscitore e studioso.
Curtis usò la sua macchina fotografica e la sua arte, mettendole al servizio di quello che si rivelerà lo scopo primario della sua esistenza: fotografare i volti e le situazioni che rimarcavano il tramonto della civiltà dei popoli nativi americani appartenenti alle tribù esistenti fra la fine dell’Ottocento e gli albori del XX secolo.
Principalmente, lo scopo essenziale del suo lavoro fu quello di documentare nella maniera più ampia e onesta, servendosi non solo della fotografia, gli usi e i costumi, ormai in via di estinzione, del popolo degli Indiani d’America. Leggi il resto
I nativi e la guerra civile americana
A cura di di Blogstoria
“Il 2011 sarà un anno significativo per la memoria degli Stati Uniti: ricorerrà infatti in aprile il 150° anniversario dell’inizio della guerra di Secessione.” Anche negli Stati Uniti la celebrazione di un anniversario così importante per la memoria e l’identità nazionali è diventata occasione per una riflessione su una delle pagine più drammatiche della storia americana. Una domenica il New York Times ha dedicato una pagina del “Sunday Book Review” all’uscita del volume di A. J. Langguth, “Driven West. Andrew Jackson and the Trail of Tears to the Civil War” (Simon & Schuster, 466 pagine, 30 dollari) del quale ha parlato Jon Meacham – vincitore l’anno scorso di un Premio Pulitzer per il libro “American Lion: Andrew Jackson in the White House” – nell’articolo dal titolo evocativo: Original sins.
Langguth – studioso dei conflitti fra potere centrale e stati federali americani durante il XIX secolo – mette in relazione la politica di espropriazione delle terre cherokee e deportazione della popolazione nativa (il cosidetto “Trial of Tears” – sentiero delle lacrime) inaugurata con l’Indian Removal Act del 1830 con la scelta schiavista all’origine della secessione degli Stati del sud che darà vita allo scoppio della guerra civile del 1861. Leggi il resto