La fondina

A cura di Andrea Carlucci

Pistola e fondina
Originariamente non vi era un modo particolare di portare le pistole, in quanto considerate armi secondarie non solo rispetto ai fucili ed alle carabine ma anche rispetto a quelle bianche. Così tali strumenti di offesa ebbero una parte minore nel trovare una propria collocazione nell’equipaggiamento del soldato, il quale generalmente non si poteva permettere di avere in dotazione questa arma se non privatamente e contro i regolamenti, tanto è vero che tali armi venivano acquistate in un numero tale che rispettava le capacità economiche e di carico del proprietario, usanza che si mantenne successivamente tra i guerriglieri della Guerra di Secessione americana.
Quasi tutte le prime pistole militari, ovvero quelle di grandi dimensioni con meccanismo a pietra diffusesi nel corso del XVII secolo, erano strumenti di offesa nate per essere impiegate soprattutto dalla cavalleria, in sostituzione delle armi lunghe. Leggi il resto

Le banconote

Grazie a Sergio Bonelli Editore

Il Dollaro
Un western senza dollari non può esistere. Eppure nessun film ci ha mai spiegato bene l’appassionante e intricatissima storia del dollaro.
Per semplicità di messa in scena, gli eroi hanno sempre avuto in mano delle banconote.
Però, nel vecchio West, gli unici dollari con valore indubitabile di denaro circolante erano quelli in oro.
La valuta cartacea, infatti, era molto poco diffusa e le autorità centrali esitavano a creare banconote nazionali di piccolo taglio. Leggi il resto

Gli sport nel vecchio west

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Indiani che giocano a Lacrosse
Se tu dici sport e vecchio west, molti ti guarderanno perplessi. Eppure gli sport furono una parte della vita alla frontiera quanto il cowboy che percorre una recinzione, anzi di più, perchè lo sport nacque molto prima delle recinzioni per il bestiame.
I primi giochi dell’espansione a ovest furono quelli giocati dagli indiani. Ma uno esiste ancora oggi, il lacrosse. Vecchio di più di 500 anni, il lacrosse cominciò probabilmente come una pratica religiosa. Più tardi divenne un modo per preparare i guerrieri alla battaglia o per dirimere questioni intertribali. Centinaia di guerrieri giocavano in ogni schieramento, brandendo bastoni di circa novanta cm con un retino all’estremità. Le porte andavano da centinaia di metri a miglia di larghezza. La palla era di pelle di cervo, imbottita di pelo o legno. Non aveva limiti, veniva giocato dall’alba al tramonto, qualche volta più come una partita ad esaurimento fisico, e le ferite erano comuni. Leggi il resto

Gli indiani della Tampa Bay

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Cosa sappiamo degli indiani Uzita, Mocoso, e degli altri gruppi nativi della Tampa Bay dopo il contatto con gli uomini del de Soto e con le altre spedizioni spagnole? Subirono anche essi il triste destino, conclusosi con lo spopolamento del territorio, come avvenne nella Florida meridionale con i Tequesta e i Calusa? La spedizione di Hernando de Soto era sbarcata nella Tampa Bay undici anni dopo l’arrivo di quella di Panfilo de Narvaez (1528). Ma questa seconda spedizione riveste comunque grande importanza per le conoscenze storiche a noi giunte grazie ai cronisti della spedizione; il Garcilaso evidenziava l’efferata crudeltà del Narvaez nei confronti degli Uzita, ma riconosce le poche notizie sugli aborigeni della parte meridionale della baia ed anche delle zone poste più a est. La storia di queste popolazioni inizia indiscutibilmente nel 1539, l’anno della venuta di Hernando de Soto e delle sue truppe. Leggi il resto

La grande medicina delle sacre potenze

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“The Medicine Man” di Frank Mc Carthy
Il mondo indiano era totalmente governato e regolato da potenti forze metafisiche che avevano dimora in terra, nei cieli e nelle acque e si manifestavano in vario modo: alcune erano tangibili e visibili, come la forza sprigionata da un temporale o da una tempesta di neve delle Pianure; altre erano invisibili e immateriali, racchiuse nel soffio del vento o in un’ombra. Potevano essere minuscole quanto un granello di sabbia o grandi quanto l’universo: potevano essere compatte e immutabili come roccia, o di forme costantemente cangianti, oppure potevano manifestarsi tramite intermediari del mondo animale. Erano tutte potenze misteriose che trascendevano il consueto e la comune comprensione; gli uomini, però, potevano comunicare con loro, seguendo le prescrizioni e i divieti che le Sacre Potenze elargivano in sogni e visioni.
Una rigorosa fedeltà ai dettami delle Sacre Potenze arrecava una più profonda conoscenza della misteriosa essenza dell’universo e una più stretta comunione con le forze che lo controllavano, e inoltre elargiva un potere benefico. Leggi il resto

La conquista del west

A cura di L. Cremoni

La spinta espansionistica verso ovest da parte dei coloni europei nel Nord America iniziò nel 1763 quasi casualmente, quando al termine della guerra dei Sette anni la Francia cedette alla Gran Bretagna il Canada e il nordovest, conservando il controllo delle isole di Saint-Pierre, Miquelon, Guadalupa e Martinica. Dopo la guerra di indipendenza americana, il Louisiana Purchase (acquisto della Louisiana, 1803) praticamente raddoppiò il territorio statunitense, un fatto la cui portata venne inizialmente sottovalutata in quanto lo scopo precipuo dell’acquisto era stato quello di ottenere uno sbocco al mare attraverso il fiume Mississippi.
Gli Stati Uniti ampliarono i propri territori in misura molto maggiore di ogni altra nazione. Le lotte e le altre vicissitudini legate a questo processo hanno quindi assunto un afflato epico-emotivo molto forte. Leggi il resto

Atakapa-Ishak, il popolo dimenticato

A cura di

Guerrieri Atakapa
Strano destino quello degli Atakapa, una popolazione letteralmente dimenticata dalla storia, eppure, questa nazione, come quella dei Karankawa, appare sulla scena storica in epoche molto antiche grazie ai “Naufragios de Alvar Núñez Cabeza de Vaca”.
Questi, con Andrés Dorantes, Alonso del Castillo e lo schiavo negro Estebanico, fu l’unico sopravvissuto della sciagurata spedizione spagnola in Florida di Pánfilo de Narváez, partita da Cadice il 17 giugno 1527 e sbarcata in Florida, nella Tampa Bay, il 12 aprile 1528.
Dopo i ben noti disastri della spedizione, gli spagnoli superarono la foce del Mississippi e, spingendosi a ovest, le imbarcazioni si dispersero in mare aperto e, il 6 novembre, il gruppo del Cabeza de Vaca raggiungeva l’isola di Malhado (l’isola della mala sorte come la chiamava il Cabeza de Vaca), sita nella baia texana di Galveston. Leggi il resto

Spari a Ingalls

A cura di

Il terribile Bill Doolin
Ingalls era una cittadina che sorgeva nelle “Unassigned Lands” (“Terre non Assegnate”) tra la Nazione Chickasaw a sud e il Cherokee Outlet a nord. Negli anni ‘90 era una fiorente comunità di 150 persone.
Attualmente alcuni edifici abbandonati e alcune fondamenta in pietra, posti nella parte occidentale della contea di Payne, Oklahoma, stanno a indicare dove sorgeva Ingalls. Come molte altre piccole città, di quel tempo, avrebbe dovuto sparire nell’oscurità se non vi fosse stata l’1 settembre 1893 una tragica sparatoria. Alla fine del XIX secolo piccole bande di fuorilegge infestavano il Territorio dell’Oklahoma.
Al Marshal E. D. Nix venne dato l’incarico di assicurare alla giustizia questi criminali. Leggi il resto

3 marzo 1890, Buffalo Bill incontra Papa Leone XIII

A cura di Matteo D’Arcangeli, Paola Volpe, Stefano Gelsomini

Papa Leone XIII ricevette due lettere dai nativi nordamericani.
La prima fu scritta il 13 marzo 1885: il capo di una tribù di indiani del Nord America, di nome Meshkiassang, scriveva al Sommo Pontefice da Fort William, Lake Superior, Ontario: “Nostro Padre, nostro Papa, anche se noi indiani siamo molto poveri e miserevoli, tuttavia il nostro Creatore ha avuto grande compassione di noi e ci ha dato la religione cattolica. Oltre a ciò Egli ha avuto pietà di noi e ci ha dato Caterina Tekakwita. Questa santa vergine, una indiana come noi, essendo stata favorita da Gesù Cristo con molta grazia, crebbe molto buona e santa, e ora – come noi ne siamo persuasi – è gloriosa nel cielo e prega per noi tutti. Questa vergine, noi crediamo, ci è stata data da Dio come un gran favore, perché è la nostra piccola sorella. Leggi il resto