I sommergibili nella Guerra Civile
A cura di Gianfranco Manfredi
Alcuni sommergibili
Durante la Guerra Civile, l’esercito confederato costruì almeno quattro sommergibili. Il Nord fin dal principio della guerra aveva messo sotto assedio le coste del Sud, per impedire, grazie a grossi velieri o corazzate che stazionavano al largo, che giungessero ai porti nemici rifornimenti via mare. In altre parole, un embargo che si rivelò determinante per le sorti del conflitto. Per infrangerlo, al Sud non restò altra alternativa che sviluppare in fretta e furia una nuova tecnologia. I sommergibili dovevano essere in grado di avvicinarsi non visti alle navi nordiste e farle saltare.
Una carica di esplosivo, posta in cima ad una lunga asta puntuta, era collocata a prua del sommergibile. Il difficile compito era accostarsi alla nave nemica, speronarla e assicurare l’esplosivo alla carena. Leggi il resto
John Ford, il western con sentimento
A cura di
Speciale in due parti: 1) John Ford, il western con sentimento 2) John Ford, il western nella leggenda
John Ford
Un idealista e un romantico. Questo è il ritratto che si potrebbe tracciare di John Ford, del quale ricorre quest’anno il quarantesimo anniversario della morte, avvenuta il 31 agosto 1973 a Palm Desert, California, quando il popolare regista aveva 79 anni. Causa del decesso una lunga malattia che lo aveva ridotto ad una larva, come raccontò il suo amico Howard Hawks, altro celebre regista di film western (“Il Fiume Rosso”, “Il grande cielo”, “Un dollaro d’onore”).
Nato a Cape Elizabeth il 1° febbraio 1894 e registrato all’anagrafe come John Martin Feeney – che forse egli stesso cambiò abilmente in un improbabile Sean Aloysius O’Fearna, per accentuare le sue origini irlandesi –avrebbe firmato i suoi primi film come Jack Ford, prima di riassumere il suo vero nome di battesimo. Peraltro, anche la data di nascita riportata sulla sua lapide risulta quella, certamente falsa, del 1895. Leggi il resto
Tall Bull, capo di Dog Soldiers e Cheyenne Meridionali
A cura di da un articolo di Robert Pyle
Un Dog Soldier
La storia prende avvio in un caldo pomeriggio estivo del 1853 nei paraggi di un accampamento dei Pawnee lungo lo Red Shield River, con sei giovani guerrieri Cheyenne, appartenenti al clan dei Dog Soldiers, nascosti nell’erba…
Quando gli scout si era convinti che era meglio ritornare indietro verso il gruppo principale della banda, uno dei giovani ebbe l’idea di restare in zona, coprirsi con delle coperte, entrare nel campo, scatenare la rissa e contare dei buoni colpi.
Un’ideuzza mica male per dei giovani guerrieri desiderosi di vedersi riconosciuti meriti di coraggio e impudenza, ma non del tutto convincente per gli altri del gruppo che, più ragionevolmente, rifiutarono, ricordando che il loro compito era solo di individuare il villaggio nemico e segnalarlo al gruppo principale affinché lo attaccasse. Leggi il resto
I Nativi sono stati i primi a popolare l’America
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I primi veri conquistatori e scopritori dell’America furono gli antenati dei pellerossa. Ma da dove sono venuti gli indiani? Certamente non dall’india e quindi è improprio chiamarli indiani; sarebbe più corretto chiamarli con appellativi quali ‘nativi’, ‘tribù locali’, ’nativi americani’, indigeni’ o ‘pellerossa’, anche se onestamente dobbiamo riconoscere che siamo abituati talmente al termine indiani che ci sembrerebbe di snaturarli se cambiassimo il termine.
Si sono formulate diverse teorie sulla provenienza degli indiani in America; certamente è da scartare l’idea dei Mormoni vagheggiante il trasferimento di una tribù d’Israele (quella di Dan) sul suolo Americano… Leggi il resto
Il demone dal dito di ferro
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Sfogliando strani libri si finisce per imbattersi in strani personaggi, come questo “demone dal dito di ferro”, una figura peculiare del folklore degli indiani Cherokee.
Si tratta di un demone muta-forma che causa la morte delle proprie vittime per consunzione, o, in altri termini è la spiegazione mitologica dei decessi per malattie improvvise e rare, e per questo ignote agli sciamani Cherokee. Questo demone è ghiotto di polmoni e fegati umani, e per procurarseli assume l’aspetto di un membro della famiglia alla quale appartiene la vittima prescelta. In questo modo è libero di penetrare nottetempo nelle tende senza venir fermato, al massimo viene scambiato semplicemente per qualche amante focoso. Una volta dentro la tenda, con le proprie quattro dita morbide accarezza la testa della vittima fino a farla addormentare, quindi col quinto dito, quello di ferro, penetra il fianco dell’uomo o della donna addormentati. Leggi il resto
I Rurales
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Un Rurale
“I Rurales!” Quando qualcuno urlava queste due parole tutte le persone che erano in qualche modo coinvolte in attività illecite si davano velocemente alla fuga e lasciavano il campo ai soldati. Poco importa che in genere si trattasse di un puro e semplice falso allarme. Bastava poco per liberare una zona dall’infausta presenza dei banditi.
I Rurales erano una speciale forza di polizia messicana incaricata di vigilare sulle immensità desolate del territorio messicano su cui spadroneggiavano indiani ostili e desperados anche americani. Il termine Rurales è un termine spagnolo che ha finito per significare Guardia Rural.
I Rurales hanno svolto il loro servizio fondamentalmente nel periodo compreso tra gli anni ’60 del XIX secolo e gli anni ’10 del XX secolo, ma ancor oggi è possibile vedere all’opera qualche piccolo reparto di volontari part-time che mantiene ancora il vecchio nome.
Il corpo dei Rurales iniziò le sue attività durante il regime liberale di Benito Juarez nel 1861, ma come Guardia Rural ebbero vera notorietà nel loro paese e negli Stati Uniti al tempo del Presidente Porfirio Diaz (1876-1911). Leggi il resto
La civilizzazione forzata
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Bambini indiani nel cortile di una scuola
Appena arrivati presso le “scuole per indiani” gli adolescenti venivano raggruppati e fotografati nei loro variopinti costumi. Subito dopo venivano lavati, tagliati loro i capelli, pettinati, disinfettati e fatte indossare loro le uniformi della scuola simili alle divise militari. Le bambine e le adolescenti erano vestite con camicette da donna e lunghe gonne e con i capelli accorciati e raccolti. Tutti calzavano rigide ed alte scarpe nere alposto dei mocassini. Così agghindati venivano di nuovo fotografati. Con queste foto si voleva dimostrare che già dall’inizio era possibile indurre gli indiani ad abbandonare le loro usanze. Infatti si vedono nelle foto computi ed irrigiditi ragazzini con la mano destra infilata tra il secondo e quarto bottone della giubba alla stessa maniera degli ufficiali USA, mentre le meste fanciulline avevano le mani raccolte in grembo. Leggi il resto
Charley “One-Eyed” Parkhurst
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Charley Parkhurst
Per diversi decenni nel XIX secolo, le diligenze erano il principale mezzo di trasporto per le persone, per le merci e per la posta nella California del Nord. Guidare una diligenza, trainata da quattro o sei cavalli richiedeva molta abilità, molto coraggio, forza nelle braccia e agilità. Le strade erano sconnesse, strette e piene di ostacoli, talvolta improvvisi, e dovevano essere percorse a elevata velocità. Ogni conducente non sapeva cosa avrebbe incontrato sulla pista: una rapina a mano armata, un assalto degli indiani, un animale selvatico che poteva innervosire o spaventare i cavalli o altre imprevedibili situazioni di pericolo. Il conducente doveva essere in grado di risolvere tutte queste situazioni. Leggi il resto
Il Texas, lo stato della stella solitaria
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Un qualunque texano, oggi, non è per nulla differente nell’approccio alle cose da un texano del 1820. L’orgoglio è lo stesso, la prontezza di reazione alle aggressioni esterne è la stessa. Il desiderio di autonomia e la volontà fortissima di mantenere fuori dai confini le interferenze è lo stesso del passato.
Su queste caratteristiche è nato lo stato della stella solitaria.
Per circa una decina d’anni il Texas, con quell’enormità del suo territorio, riuscì ad esistere come stato indipendente, sia dal Messico che dagli Stati Uniti, con un suo governo, una sua amministrazione autonoma e persino un suo esercito. Il governo regolava l’economia dello stato e tesseva una sua particolare politica estera.
Certo, nel 1820 sarebbe stato difficilissimo ipotizzare una cosa del genere, quando le prime persone si spostarono dalle terre ad est del Mississippi verso ovest e precisamente verso le vaste distese non popolate del Texas. Leggi il resto
Soffio di Vento
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Apparentemente si tratta di una storia già scritta mille volte, quella di un Bianco – Diamond William Grayner, “piede tenero” della costa orientale degli Stati Uniti – che finisce nelle mani degli Indiani, dapprima come prigioniero e poi come membro della tribù. Dalla sua unione con una donna Apache, nasce Hayry, perennemente combattuta fra la civiltà di origine del padre e il mondo misterioso dei Pellirosse, nel quale la dura lotta per la sopravvivenza si intreccia quotidianamente con le secolari usanze tribali e la magia degli sciamani. Soltanto leggendola, si scoprono l’originalità della trama e gli imprevedibili risvolti che la vicenda assume, attraversando uno dei periodi più cruenti della Frontiera.
Salvatrice Giugno, l’autrice di “Soffio di Vento”, cattura l’attenzione del lettore – anche di quello capace di storcere il naso dinanzi ad una vicenda ambientata nel West – con un romanzo di 280 pagine che scorrono via veloci senza mai annoiare, navigando fra praterie brulle, deserti sabbiosi, pareti di roccia del Grand Canyon e acque impetuose come quelle del fiume Colorado. Leggi il resto