La Grande Impiccagione di Gainesville
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Un esempio di paura, razzismo, mancanza di comunicazione e disumanità nei confronti di altre persone si verificò Gainesville, Contea di Cooke (Texas), a metà ottobre 1862.
Quella che passò alla storia come “la Grande Impiccagione di Gainesville” ebbe le sue radici nell’acredine tra Nord e Sud nei periodi antecedenti e successivi alla Guerra Civile.
Gainesville, una cittadina a circa 60 miglia a nord di Forth Worth e Dallas, nacque come un piccolo avamposto della Butterfield Overland Stage Company.
Con il passare del tempo, la piccola comunità, crebbe sempre di più fino a diventare un importante crocevia tra l’est e l’ovest. Nel Texas settentrionale, la popolazione, era più favorevole all’Unione e solo il 10% della popolazione possedeva schiavi. Inoltre la contea di Cooke e quelle limitrofe votarono contro la secessione provocando timori tra gli allevatori e agricoltori schiavisti.
Gli abolizionisti del Kansas, noti come Jayhawkers, erano attivi in questa zona del Texas e, nonostante la popolazione cercò di non farsi influenzare per paura di rappresaglie, il sentimento di creare uno stato libero nel Texas del nord diventò molto influente.
La legge sulla coscrizione della Confederazione, promulgata ad aprile 1862, fu applicata in modo non uniforme nel Texas del nord. Secondo alcune testimonianze, la leva, tendeva ad obbligare all’arruolamento quei texani favorevoli all’Unione. Per questo motivo alcune persone decisero di unirsi fondando la Lega dell’Unione. I simpatizzanti sudisti diffusero la notizia che i membri della lega si stavano preparando ad assaltare gli arsenali della regione e per questo motivo, il Texas, reagì prontamente inviando delle truppe verso il Nord. I soldati partirono il ad inizio ottobre 1862.
L’11° Reggimento di Cavalleria del Texas arrestò circa 150 uomini, nessuno era
proprietario di schiavi, sia a Gainesville sia nei dintorni. Essi furono trattenuti con l’accusa di insurrezione e tradimento.
I militari consegnarono i prigionieri alle autorità civili e tornarono al loro accampamento. A questo punto, si racconta, che la comunità sembrò impazzire.
Thomas Barrett, un predicatore locale, ricordò che “c’erano persone armate in ogni direzione che avanzavano verso i prigionieri sotto scorta. Tutti erano eccitati, estasiati e bramavano sangue. La ragione era scomparsa, la mente di ogni uomo sembrava essersene andata e un’eccitazione selvaggia regnava sovrana. Quando arrivai nella piazza della città notai circa quattrocento uomini armati”. Sebbene i processi non fossero ancora iniziati, Barrett disse che “un albero per l’impiccagione era già stato scelto. Era un vecchio olmo, tutto ricurvo”.
Gli imputati furono sottoposti ad un processo sommario da un tribunale cittadino composto da dodici giurati, tutti proprietari terrieri e di schiavi.

Davanti alla giuria
In questo tribunale, i giurati, non avevano bisogno di un voto unanime ma di una maggioranza di sette voti. Pertanto, a maggioranza, molti dei sospetti unionisti vennero rilasciati ma sette uomini, coloro che erano i sospetti leader, vennero condannati. A loro fu estorta una falsa confessione dove ammettevano di voler coordinare e attaccare la città insieme ai Jayhawkers.
Per aumentare la gravità delle imputazioni furono ordinati di confessare che nella loro “società segreta” esistevano giuramenti, gradi di appartenenza, gesti particolari con le mani o gli occhi e di parole speciali. Oltre a ciò dovettero dichiarare che, nell’attacco, avrebbero ucciso anche donne e bambini. Tutto ciò provocò grande scalpore nella società bigotta e poco colta della zona e una volta condannati vennero portati sotto il grande olmo ed impiccati.
Poche ore dopo, la folla, fece richiesta di altri quattordici imputati che avrebbero dovuto essere anche loro impiccati altrimenti i giurati stessi sarebbero stati uccisi.

I prigionieri
Così la giuria decise di richiedere una lista di nome, a sorte scelsero quattordici persone e la busta venne consegnata al capo della giura che disse “Forse questo soddisferà i concittadini”.
I quattordici uomini furono quindi chiusi in stanze separate e gli fu detto che a breve, o nella giornata successiva, gli avrebbero impiccati. Scelsero, quindi, di procedere con l’esecuzione il giorno successivo, di domenica, senza comunicarlo però agli imputati.
La mattina seguente, i condannati, furono caricati su un carro e trasportati lungo la California Street fino alla Public Square dove i militari presenti, su insistenza della folla, dovettero procedere con le esecuzioni impiccando ogni uomo ad un ramo dell’olmo.
Tuttavia, i grandi rami dell’albero, non furono in grado di sostenere più corpi
contemporaneamente per cui l’impiccagione durò tutto il giorno. L’ultima esecuzione fu portata a termine alla sera e, dopo svariati tentativi, l’ultimo condannato morì.

La grande impiccagione
Barrett annotò nelle sue memorie che la folla non permise a mogli, figli e famigliari di assistere alle esecuzioni. Il predicatore scrisse che “quella notte il sole tramontò su quattordici famiglie vedove e sole”.
Soddisfatta la sete di sangue i restanti ottanta prigionieri furono considerati innocenti e fu dichiarato che sarebbero stati rilasciati entro pochi giorni ma le tragedie non erano finite.
Qualche giorno dopo, dei simpatizzanti dell’Unione uccisero il colonnello confederato William C Young il quale, nei giorni precedenti, ebbe l’incarico di arrestare gli insorti e organizzare la giuria. Nell’assalto fu ucciso anche un residente della città, un certo James Dickson. Nessuno degli assalitori venne identificato o arrestato pertanto la popolazione sfogò la propria rabbia sugli uomini ancora tenuti in custodia.
Tutti vennero riportati in tribunale e processati con gli stessi capi d’accusa, due terzi furono rilasciati e diciannove condannati. Prontamente portati su un carro vennero poi condotti nella piazza pubblica dove furono impiccati sull’olmo.

Impiccati sull’olmo
In totale vennero uccise, tramite impiccagione o a colpi di arma da fuoco, ben quaranta persone. Il governo texano applaudì a quella che divenne nota come la “Grande impiccagione di Gainesville” e molti giornali dello stato pubblicarono articoli favorevoli alle condanne.
Tuttavia, finita la Guerra Civile, la tragedia non si era ancora consumata. Alcuni dei giurati vennero arrestati dal governo Federale con l’accusa di omicidio ma tutti, tranne uno, furono assolti. L’unico ritenuto colpevole seguì le sorti dei prigionieri che aveva condannato a morte venendo impiccato all’ormai tristemente noto olmo.
