Gunfighters, pistoleros, pistoleri… Chi erano davvero?
Un’altra sorpresa ci viene dallo scivolamento nella parte bassa della classifica di mostri sacri della storia del west come Bat Masterson, Wyatt Earp, Doc Holliday e Johnny Ringo.

Bat Masterson, Wyatt Earp, Doc Holliday e Johnny Ringo
Ed eccoci arrivati alla sintesi estrema di quanto abbiamo via via seminato fin qui: la classifica della pericolosità dei pistoleri! (Con l’avvertenza che i dati sono quelli che sono arrivati a noi, con omissioni, buchi vari e persino vere e proprie mancanze legate, magari, all’incendio di un archivio di contea, cosa frequente nel west.)
- Jim Miller, 12 uccisi, 14 scontri, 1 uccisione dubbia;
- Wes Hardin, 11 uccisi, 19 scontri, 1 uccisione dubbia;
- Bill Longley, 11 uccisi, 12 scontri, 2 uccisioni dubbie;
- Harvey Logan, 9 uccisi, 11 scontri;
- Wild Bill Hickok, 7 uccisi, 8 scontri, 1 uccisione dubbia;
- John Selman, 6 uccisi, 8 scontri;
- Dallas Stoudenmire, 5 uccisi, 8 scontri, 2 uccisioni dubbie;
- Cullen Baker, 5 uccisi, 7 scontri, 3 uccisioni dubbie;
- King Fisher, 5 uccisi, 4 scontri;
- Billy The Kid, 4 uccisi, 16 scontri, 5 uccisioni dubbie;
- Ben Thompson, 4 uccisi, 14 scontri, 2 uccisioni dubbie;
- Henry Brown, 4 uccisi, 10 scontri, 5 uccisioni dubbie;
- John Slaughter, 4 uccisi, 8 scontri, 2 uccisioni dubbie;
- Clay Allison, 4 uccisi, 4 scontri;
- Jim Courtright, 4 uccisi, 3 scontri;
- John Hughes, 3 uccisi, 12 scontri, 8 uccisioni dubbie;
- Cole Younger, 3 uccisi, 7 scontri, 2 uccisioni dubbie;
- John Younger, 3 uccisi, 4 scontri, 1 uccisione dubbia;
- Doc Holliday, 2 uccisi, 8 scontri, 2 uccisioni dubbie;
- Pat Garrett, 2 uccisi, 6 scontri, 2 uccisioni dubbie;
- Burt Alvord, 2 uccisi, 6 scontri, 1 uccisione dubbia;
- Oliver Lee, 2 uccisi, 5 scontri, 2 uccisioni dubbie;
- Dave Mather, 2 uccisi, 5 scontri, 1 uccisione dubbia;
- Luke Short, 2 uccisi, 5 scontri;
- Heck Thomas, 1 uccisi, 10 scontri, 3 uccisioni dubbie;
- Jesse James, 1 uccisi, 9 scontri, 3 uccisioni dubbie;
- Bill Tilghman, 1 uccisi, 7 scontri;
- Bat Masterson, 1 uccisi, 3 scontri;
- Jack Slade, 1 uccisi, 3 scontri;
- Johnny Ringo, 1 uccisi, 2 scontri;
- Jeff Milton, 0 uccisi, 8 scontri, 6 uccisioni dubbie;
- Wyatt Earp, 0 uccisi, 5 scontri, 5 uccisione dubbia;
- Sundance Kid, 0 uccisi, 4 scontri.
Oltre la classifica dei più pericolosi, dei pistoleri ci restano da dire ancora molte cose, tutte con solidissime basi storiche.
Ad esempio, possiamo parlare della durata media della loro vita… e scoprirne di veramente belle.
Considerata la natura un po’ particolare del lavoro del pistolero e l’elevata rischiosità intrinseca, ci sorprenderà sapere che parliamo di persone che vivevano abbastanza a lungo. Naturalmente si parla di vita media e come tale questa informazione deve essere trattata.
Giocando con i numeri, possiamo dire che in media i pistoleri sono nati all’inizio degli anni ’50 del XIX secolo e hanno esalato l’ultimo respiro intorno alla metà degli anni ’90, consegnandoci un’aspettativa di vita di circa 47 anni. Ma scostandoci dal dato medio e provando a volare verso gli estremi, scopriamo che i pistoleri che riuscirono a morire per cause naturali sono arrivati fino ai 70 anni, mentre quelli che sono inciampati in una buona dose di piombo caldo (o cose così) si sono fermati a 35 anni.

Un pistolero dal film La grande rapina al treno del 1903
Questi ragionamenti non devono farci accantonare il concetto di alta rischiosità della vita del pistolero. Ben 2/3 di quelli che abbiamo deciso di arruolare tra i gunfighters è passato a miglior vita con una morte violenta, il resto si suddivide tra quelli che hanno avuto il piacere di morire serenamente e quelli (circa il 12% del totale) di cui non sappiamo la causa del decesso.
Certo, lascia un po’ perplessi riflettere come proprio i pistoleri – di cui stiamo serenamente ammettendo che in vita non fecero le stragi di cui sono stati per decenni accreditati – sono stati, proprio loro, prevalentemente vittime di morti violente. Insomma, sembra quasi che siano stati più loro in pericolo che le loro vittime!

I pistoleri furono più vittime o più carnefici?
Dei pistoleri siamo anche in grado di affermare che prevalentemente trovarono la morte nei territori in cui si sono registrati più scontri a fuoco e anche in questo caso non ci sono grandissime sorprese nel leggere che si parla dei soliti noti: Texas, Kansas, New Mexico, Oklahoma, California, Missouri e Colorado.
I pistoleri incutevano terrore, non c’è dubbio e ce lo stiamo confermando in virtù dei numeri e delle testimonianze del tempo reperibili ancor oggi. Grazie a quel clima di paura che li circondava erano in grado di facilitare la propria vita in più modi, ma non del tutto.
Ogni pistolero era costretto a tenere gli occhi bene aperti durante tutto il giorno, ma mentre restava vigile, doveva anche pensare a come unire il pranzo ad una cena… doveva, insomma, guadagnarsi da vivere, sia pure mettendo a frutto la propria fama (quando era già consolidata) e la propria abilità con le armi. Fatti salvi i numerosi inviti alle bevute generali nei saloon e qualche pasto offerto nel corso di proposte di “lavoro”, anche i pistoleri sentivano forte il problema occupazionale.
Bighellonando lungo la fascia mobile della frontiera del west, ogni pistolero provava ad occupare le sue giornate in qualche modo. Sappiamo che c’era una buona varietà di impieghi possibili, dalla tutela della legge nei più sperduti avamposti della civiltà (anche senza portare una stella sul petto!) all’esatto opposto, ossia nel campo delle semplici rapine alle persone, nei negozi, nelle banche, ai treni.

La violenza era sempre in agguato
Sporadicamente era possibile venire a sapere che un pistolero si era impegnato nelle rapine “on the fly” alle diligenze, sia portavalori che di trasporto delle persone. Altri pistoleri venivano impiegati nella protezione personale di qualche facoltoso rancher ed altri ancora lavoravano semplicemente come cowboys, sia pure per tempi ristretti.
Qualche pistolero finiva per arruolarsi nelle fila dell’esercito come scout o nelle compagnie di cacciatori di bisonti, ma la bravura nel seguire le piste era anche utilizzata per un lavoro abbastanza proficuo: il bounty hunter!
Sappiamo che era abbastanza diffuso il “noleggio” delle armi e della propria abilità al fine di liquidare avversari di qualche committente con le tasche gonfie di denaro.
A ben vedere, dunque, le occupazioni principali erano in qualche modo collegabili al mondo dell’uso violento delle armi, ma non sempre era così. E qui ci stiamo limitando ai lavori più diffusi, ma se dovessimo snocciolare ulteriori dati finiremmo per ricomprendere quasi ogni altro tipo di lavoro allora disponibile. Non lo facciamo solo per rispetto dei grandi numeri statistici, quelli che favoriscono la comprensione del periodo e dei personaggi, piuttosto che complicarla.
Mentre i pistoleros lavoravano per vivere, anche i loro familiari (in senso lato) vivevano la propria vita… talvolta non troppo dissimile da quella del più famoso di loro.

Una banda di pistoleros era a volte composta da familiari
Basso livello culturale, scarsissimo interesse per la cosa pubblica e mancanza di rispetto per la proprietà altrui e persino per la vita (altrui!), amore per le scorciatoie, erano condizioni diffuse all’interno delle famiglie dei pistoleros. Erano un brodo culturale in cui tutti, giovani, adulti e vecchi, venivano a trovarsi immersi fin dalla più tenera età, subendone naturalmente la fortissima influenza educatrice. Perciò non dobbiamo stupirci più di tanto quando scopriamo che nella famiglia di un pistolero vi erano altre persone pronte a seguirne la pericolosa pista di vita ed altre che già la seguivano facendo parte della stessa banda. Né dobbiamo stupirci di scoprire che alla nascita di un pistolero è possibile trovare eventi traumatici o un genitore particolarmente aggressivo.
Quanto alla “familiarità” si potrebbe fare un elenco sterminato di casi in grado di dimostrarla ampiamente, anche se in certi casi a fare imbracciare un fucile o una pistola ad un parente del pistolero era non la passione per le armi, ma lo spirito di vendetta! E in questo campo, ossia quanto alla motivazione remota, siamo costretti a mettere uno stop perché entreremmo in un campo a noi sconosciuto.
Comunque, Frank e George Coe erano cugini; come cugini erano i fratelli Clements con Wes Hardin… ed erano cognati Clint Barkley e Merritt Horrell e Dallas Stoudenmire e Doc Cummings. Per non parlare delle bande composte quasi interamente da fratelli, come la Banda dei Dalton. E non scordiamoci i famosissimi fratelli del clan Earp o i fratelli Frank e Jesse James.
E via elencando, davvero si potrebbe scrivere un librone.

Frank e Jesse James
In qualche circostanza è accaduto che parenti stretti di un pistolero abbiano mostrato una certa abilità nell’uso delle armi, pur non arrivando a sostenere veri e propri scontri a fuoco degni di nota (e di menzione storica).
Gli scontri a fuoco in cui il gran numero di pistoleri “censiti” furono coinvolti, volenti o nolenti, si stima possano sfiorare l’altissimo numero del migliaio, escludendo naturalmente tutte le categorie che abbiamo scelto di tagliare fuori dal nostro discorso. In generale, gli storici concordano sul fatto che la casualità per cui uno si trova in mezzo ad uno scontro a fuoco non fa di lui un pistolero.
Provando a suddividere gli scontri a fuoco nei decenni in cui si è sviluppata la presenza dei pistoleri, scopriamo che la maggior messe di notizie certe sui duelli e sugli scontri a fuoco risalgono agli anni ’70 e primi anni ’80 del XIX secolo, ma curiosamente anche alla prima parte degli anni ’90 con un breve riaccendersi dei fuochi.

Bill Tilghman, integerrimo uomo di legge
Poi, qualche ultima zampata di “west” lo ritroviamo persino nel XX secolo, fino al 1924 quando, proprio in uno scontro a fuoco, venne ucciso Bill Tilghman. Una morte tragica e persino inattesa, avvenuta in strada durante il tentativo di disarmare un ubriaco…
Durante l’era dei pistoleri, il Texas si guadagnò la palma di territorio in cui si verificarono più sparatorie. A seguire, nella speciale classifica delle zone più pericolose troviamo il famigerato Kansas dei re del bestiame e il New Mexico con la sua terribile sequela di sparatorie collegate alla Lincoln County War. Poi, ma solo poi, troviamo l’Arizona e l’Oklahoma e quest’ultimo nei decenni finali del periodo d’oro dei gunfighters.
Resta da affrontare un argomento piuttosto simpatico, ossia i soprannomi. Già, a rileggere le pagine del west più violento, resta sempre una velatura di sorriso laddove si raffronti la durezza della vita della frontiera con certi nomignoli con cui venivano appellate certe persone (e i pistoleri in testa a tutti) o certi luoghi.
Quanto a questo, i bianchi non avevano moltissimo da invidiare agli indiani.
La gente della frontiera coglieva ogni piccolo spunto, estetico o comportamentale, per modificare il nome delle persone o, almeno, aggiungerci un appellativo altamente e riccamente esplicativo.
Come pensare diversamente di un “Buffalo Bill” attribuito al noto cacciatore di bisonti ed eroe della frontiera? O che dire di “Thompson Testa di Serpente”?
La modifica del nome attraverso l’uso dei nomignoli era talmente diffusa che onestamente in alcuni casi neppure gli storici sanno bene qual è il nome vero, quello registrato in anagrafe, di certi protagonisti del farwest!

Jesse James, Big Nose George, Buckskin Frank Leslie
Simpatico come il giovanissimo William Bonney sia quasi uno sconosciuto, come anche un certo Henry McCarty… mentre conosciutissimo è il titolare di questi due nomi: Billy the Kid.
Altrettanto allusivo è il soprannome “Dingo”, affibbiato senza molto rispetto a Jesse James.
Buffo è anche il modo in cui un John Long diventava automaticamente Long John, giocando semplicemente sulla collocazione del nome rispetto al cognome…
Il notissimo George Newcomb aveva prestato servizio per un certo John Slaughter, per cui ai suoi amici sembrò più naturale rivolgersi a lui chiamando “Slaughter’s Kid” piuttosto che col suo vero nome.
E fin qui il gioco dei nomignoli era in qualche modo collegato a certi atteggiamenti, abitudini o a semplici inversioni di parole. Ma c’era anche il variegato mondo dei nomignoli collegati all’aspetto fisico.
Ecco, dunque, in corsa per la palma del migliore appellativo “Naso Rotto” Jack McCall, “Nasone” Curry, George “Nasuto” Parrot, “Capellone” Courtright, “Faccia Scura” Charlie Bryant, “Pelle di Daino” Frank Leslie, “Tre Dita” Jack Dunlap e “Occhio Bollito” Frank Loving.
Un discorso a parte meritano infine i nomignoli attribuiti in virtù del comportamento o di certi atteggiamenti tipici dei pistoleri.
Ed ecco accorrere “Felice” Jack Morco, “Torello” Brooks, Joe Loewe “Il Chiassoso”, Dave Mather “Il Misterioso”, Juan Soto “Il Gattopardo” e “Charlie il Selvaggio” Zip Wyatt.
Altre definizioni, meno curiose da un punto di vista della simpatia dell’invenzione, erano quelle collegate alle località di provenienza o all’occupazione prevalente (oltre a quella del pistolero).
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