La vita nei forti di frontiera

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Un forte di frontiera
La vita di guarnigione all’interno dei forti delle grandi pianure settentrionali e centrali degli Stati uniti era sostanzialmente tutta incentrata su due elementi fondamentali: la routine dei servizi e la manutenzione delle armi. Su questi cardini si incernieravano anche altre esperienze, talvolta avventurose, come le campagne volte a mantenere libere le piste ed i sentieri su cui si avvicendava il traffico dei pionieri o come le numerose guerre indiane.
Molti soldati facevano la scelta dell’arruolamento spinti dal desiderio di vivere in prima persona la frontiera, ma la realtà era generalmente molto distante dalle aspettative e la gran parte delle giornate trascorreva passando da un servizio di corvee all’altro, oppure con qualche esercitazione di tiro al bersaglio. Le giornate partivano con uno squillo di tromba e si chiudevano con un altro squillo di tromba. E questo accadeva in tutte le stagioni, anche in quelle più estreme, estate e inverno. Leggi il resto

Le navi corsare del Sud: CSS Sumter

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Le navi corsare del Sud. Speciale in 5 puntate: 1) CSS Sumter 2) CSS Florida 3) Charles W. Read, il “falco di mare” della Confederazione 4) Navi corsare del Sud: CSS Alabama 5) Le navi corsare del Sud. CSS Shenandoah

Ufficiali della CSS Sumter
Le navi corsare del Sud. Parte prima: CSS Sumter Allo scoppio della guerra civile americana, il problema principale che si pose al ministro della Marina sudista, Stephens Russel Mallory, fu quello… di non avere praticamente una Marina! Non più di una decina di navi ausiliarie di piccolo tonnellaggio, due o tre golette a vela, qualche rimorchiatore… una flotta (se così la vogliamo chiamare) che non raggiungeva nemmeno l’armamento di una sola corvetta della Marina dell’Unione: era tutto ciò di cui poteva disporre, in termini di marina da guerra, il ministro Mallory! Come avrebbe potuto confrontarsi con la poderosa flotta del nemico? Gli ufficiali (e buoni ufficiali!) non mancavano, in quanto provenivano dalla Marina dell’Unione da cui si erano dimessi per offrire i loro servigi alla neonata Confederazione; mancavano totalmente i mezzi! Leggi il resto

La battaglia di Lake George

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La guerra franco-indiana. Speciale a puntate: 1) Venti di guerra: Fort Necessity 2) La battaglia di Monongahela 3) La battaglia di Lake George 4) La battaglia di Sideling Hill 5) La battaglia di Fort Oswego 6) La conquista di Fort William Henry 7) Le due battaglie delle “Snowshoes” 8) La guerra in Acadia e le deportazioni 9) La spedizione di Forbes 10) Le due battaglie di Fort Carillon 11) La battaglia di Fort Niagara 12) La presa di Quebec 13) Il raid contro St Francis 14) La battaglia di Sainte-Foy 15) La caduta di Montreal e la pace di Parigi

La Battaglia del lago George fu combattuta l’8 settembre del 1755 nel nord della provincia di New York. Lo scontro avvenne durante una campagna militare lanciata dagli inglesi per assumere il controllo strategico dei laghi George e Champlain.
L’esercito britannico, composto da millecinquecento uomini delle truppe coloniali americane e da duecento guerrieri Mohawks, al comando di Sir William Johnson, sconfisse una forza di millecinquecento soldati francesi ed alleati indiani comandata dal Barone di origini tedesche Ludwig August Dieskau.
Johnson era arrivato sul lago Saint Sacrament il 28 agosto ed aveva rinominato il lago Lake George in onore del suo sovrano Giorgio II. L’intenzione del comandante inglese era quella di avanzare per la via d’acqua sui laghi George e Champlain e attaccare il forte St. Frédéric a Crown Point. Leggi il resto

Sei soldati italiani sui sentieri di Custer

A cura di Cesare Fiumi

Si chiamavano Martini, Di Rudio, Vinatieri, Lombardi, Casella e Devoto. Sopravvissero tutti alla battaglia di Little Big Horn e tra loro c’era anche un conte. “Dove va il Reggimento? Verso l’Inferno o verso la Gloria, dipende dai punti di vista”… Quando George Armstrong Custer pronuncia la storica frase uscendo da Fort Lincoln, ha il viso di Errol Flynn e una sceneggiatura gonfia di eroismo. Siamo alla vigilia della battaglia del Little Big Horn, lo scontro più discusso del West, e in qualche modo il Custer del regista Raoul Walsh doveva mostrarsi all’altezza, anche letteraria, di Toro Seduto, che quel mattino del 25 giugno 1876, rivolto ai guerrieri suoi e di Cavallo Pazzo, aveva ripetuto – lui, per davvero – la famosa frase: “Oggi è un buon giorno per morire”. Insomma, ciascuno dei due schieramenti doveva avere intuito, all’alba del Little Big Horn, l’esito della sfida.
Eppure quella pagina del West è ancora lì da leggere, rileggere, interpretare: Custer un esaltato o uno sprovveduto? Leggi il resto

La battaglia di Monongahela

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La guerra franco-indiana. Speciale a puntate: 1) Venti di guerra: Fort Necessity 2) La battaglia di Monongahela 3) La battaglia di Lake George 4) La battaglia di Sideling Hill 5) La battaglia di Fort Oswego 6) La conquista di Fort William Henry 7) Le due battaglie delle “Snowshoes” 8) La guerra in Acadia e le deportazioni 9) La spedizione di Forbes 10) Le due battaglie di Fort Carillon 11) La battaglia di Fort Niagara 12) La presa di Quebec 13) Il raid contro St Francis 14) La battaglia di Sainte-Foy 15) La caduta di Montreal e la pace di Parigi

“Spiando Braddock”, di Robert Griffing
Il generale Edward Braddock era stato inviato nell’America del Nord per ricoprire l’incarico di Comandante in Capo dell’esercito inglese. Giunse in Virginia il 19 febbraio 1755, con due reggimenti (il 44esimo e il 48esimo) di truppe irlandesi, che con l’aggiunta di uomini della milizia coloniale portavano gli effettivi a circa 1200 armati. Lo scopo di Braddock era quello di sferrare un attacco nel territorio dell’Ohio, conteso tra Francia e Inghilterra. Era accompagnato dal colonnello George Washington, che l’anno precedente aveva condotto una spedizione in quell’area, subendo una sconfitta a Fort Necessity. Il tentativo di reclutare nella sua forza di spedizione delle truppe native non ebbe successo: il capo dei Delaware, Shingas, preferì rimanere neutrale, e Braddock dovette accontentarsi di soli otto guerrieri Mingo da impiegare come scouts. L’obiettivo immediato degli Inglesi era la conquista di Fort Duquesne, per poi lanciarsi successivamente su Fort Niagara. Una volta scacciati i Francesi da quelle postazioni, il controllo dell’Ohio sarebbe stato completo. Leggi il resto

Sepoltura per due marinai della corazzata USS Monitor

A cura di Guido Olimpio

Lo USS Monitor in battaglia
La nave, famosissima per essere stata la prima corazzata della storia, affondò nel 1862 durante la Guerra Civile americana. I resti dei due marinai sono stati sepolti nel cimitero di Arlington.
Battaglia, coraggio e inventiva. C’è tutto questo nella storia della corazzata Monitor, il battello corazzato nordista affondato nel 1862. E, venerdì 8 marzo 2013, nel cimitero militare di Arlington (Washington), sono stati sepolti due marinai dell’equipaggio. Un tributo certamente postumo. I resti sono stati recuperati nel 2002 all’interno della torretta blindata e sono stati al centro di lunghe analisi nella speranza di identificarli. Gli esperti, dopo aver ricostruito i possibili volti, hanno indicato i nomi di due marinai come i probabili caduti. Uno potrebbe essere William Bryan, un emigrato scozzese arruolatosi con il Nord, l’altro Robert Williams. Ma ci vorrà ancora del tempo per averne la certezza.
Il Monitor, durante la guerra di secessione americana, è stato protagonista della famosa battaglia di Hampton Roads – 8 marzo 1862 – contro la corazzata sudista Virginia, famosa perchè fu il primo scontro tra due navi blindate. Leggi il resto

La cannoniera corazzata USS Monitor

Un grande grazie a Wikipedia

Il Monitor in battaglia
La USS Monitor è stata la prima cannoniera corazzata della marina statunitense e del mondo. Era parte della marineria del Nord e in quanto tale combatte per l’Unione, acquistando la sua fama imperitura per aver preso parte alla prima battaglia tra navi corazzate. La battaglia fu quella di Hampton Roads, svoltasi il 9 marzo 1862, in piena Guerra Civile, quando a scontrarsi furono proprio il Monitor e la corazzata confederata CSS Virginia. Se fino a pochi anni prima tutte le navi – anche quelle da guerra – erano realizzate con solido legno, la Guerra Civile Americana spinse parecchio la ricerca finché l’industria non cominciò a produrre navi rivestite con una solida corazza metallica. La corazzata Monitor fu una delle tre navi di quella categoria ordinate dalla dalla Marina Americana, insieme alla Galena e alla New Ironsides. Progettata dal brillante ma collerico ingegnere svedese John Ericsson, il Monitor venne descritto come una “scatola di formaggio su una zattera”, dato che consisteva di un ponte con una pesante torretta di ferro che conteneva due grandi cannoni Dahlgren.
Il ponte corazzato rimaneva appena sopra la linea di galleggiamento. Leggi il resto

Venti di guerra: Fort Necessity

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La guerra franco-indiana. Speciale a puntate: 1) Venti di guerra: Fort Necessity 2) La battaglia di Monongahela 3) La battaglia di Lake George 4) La battaglia di Sideling Hill 5) La battaglia di Fort Oswego 6) La conquista di Fort William Henry 7) Le due battaglie delle “Snowshoes” 8) La guerra in Acadia e le deportazioni 9) La spedizione di Forbes 10) Le due battaglie di Fort Carillon 11) La battaglia di Fort Niagara 12) La presa di Quebec 13) Il raid contro St Francis 14) La battaglia di Sainte-Foy 15) La caduta di Montreal e la pace di Parigi

Nel periodo compreso tra il 1713 e il 1744, mentre perdurava un lungo periodo di tregua tra Francia e Inghilterra nel Nord America, la Confederazione Irochese ammetteva i Tuscarora come sesto membro, anche se in posizione subordinata, e avanzava le sue pretese di dominio sul cosiddetto Ohio Country, considerando i villaggi, ivi presenti, dei Delaware, Shawnee e Mingo (gruppi di Seneca e Cayuga fuori della Confederazione) come nazioni indiane politicamente dipendenti dalla Confederazione. Inoltre, ampliava i propri contatti diretti con le colonie inglesi al di là di New York e della Pennsylvania. Ma proprio questa crescita di influenza della Lega Irochese doveva segnare l’inizio del suo lungo declino: l’orgoglio e l’avidità irochesi portarono infatti ad errori nelle relazioni diplomatiche e ad un aumento del potere europeo sul Nord Est.
Nel 1742 i rappresentanti della Confederazione confermarono solennemente la precedente vendita alla famiglia Penn (la famiglia fondatrice della colonia proprietaria della Pennsylvania) dei territori Delaware nella parte orientale della colonia, il famigerato e fraudolento “Walking Purchase”. Leggi il resto

La “Cavalleria di Cristo” tra Stati Uniti e Messico

A cura di Padre Fabio Ciardi

Il Rio Grande riposa immobile tra le sponde basse. Sembra impossibile, guardandolo adagiato nella sua apatica calma tropicale, che regolarmente si risvegli e trovi la forza di inondare la pianura, trasformando il deserto in terra fertile. Le palme, pigre come il fiume, si rispecchiano nelle sue acque, mentre il tramonto tinge il cielo di colori irreali. Il tempo sembra fermarsi. L’argine sinistro è bordato da una cortina di ferro che segue il fiume per chilometri e chilometri; e anche oltre, fino al Pacifico, come barriera di difesa degli Stati Uniti contro l’immigrazione incontrollata dal Centro e Sud America.
Fotografo la natura incantata e il muro del disincanto. Gli agenti di frontiera mi avvicinano insospettiti: «Sta fotografando?». «Come non farlo, davanti a un tale spettacolo». «Scopre qualcosa di bello in questa città di Brownsville?». Sì, lo scopro, ma capisco anche che l’occhio può assuefarsi e trovare tutto terribilmente monotono, specialmente quando si pattugliano i confini. Mi basta dire che vengo dall’Italia e l’accoglienza, da gelida che era, si fa subito calorosa. Dimenticano la mia macchina fotografica e mi domandano come mai sono capitato proprio lì, alla fine del mondo, dove non c’è nulla da vedere. Leggi il resto

Il vero West

A cura di Arrigo Petacco

L’uomo cavalca nella polvere rovente, tetro, vestito di nero come un pastore battista, col cappellaccio che gli scende fin sugli occhi e le due grosse Colt che gli ballonzolano ai fianchi. Il mulo che lo segue porta legato sul basto un fardello ingombrante, di forma rettangolare, avvolto in una coperta. Quando smonta di sella davanti al «Mammouth Palace» di Ellisworth, nell’Idaho, e scarica il suo mulo, il grosso fardello risulta essere una bella cassa da morto verniciata di nero e ornata di filettature d’argento. L’uomo entra nel saloon, deposita la bara accanto alla porta, ordina da bere e quindi si rivolge agli astanti che lo osservano incuriositi. «Sono Coffin Bill», dice, «e vengo dal Wyoming per cercare un tale che si fa chiamare Revolver Sam. Ho qui perlui un regalo che mi è costato quarantatré dollari». Leggi il resto

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