I film western

Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976) – Regia: Clint Eastwood – Attori: Clint Eastwood, Sandra Locke, Chief Dan George, Bill McKinney, John Vernon.
Josey Wales (Eastwood), un contadino del Missouri, vede la sua famiglia massacrata dai Nordisti, non accetta la resa e viene braccato per vari Stati prima di riuscire a vendicarsi e di trovare finalmente la pace. Un film dal taglio epico e dalla precisa ricostruzione storica. Particolare rilievo hanno le figure di reietti e sconfitti, tra cui si instaurano rapporti di aiuto e solidarietà: per questo il film è stato definito da alcuni critici un sincero inno alla tolleranza.

L’uomo che uccise Liberty Valance (1962) – Regia: John Ford – Attori: James Stewart, John Wayne, Vera Miles, Lee Marvin, Edmond O’Brien, Andy Devine, John Carradine, Lee Van Cleef
Ramson Stoddard (Stewart), è riuscito a diventare senatore facendo credere alla popolazione di aver ucciso il bandito Liberty Valance, ottenendo così un gran riconoscimento da tutti. Il senatore sa benissimo che il vero autore dell’impresa è il cow boy Tom Daniphon (Wayne), che però ha rinunciato a rendere nota la sua impresa per amore della donna che proprio Stoddard ha sposato. Si tratta del penultimo western di Ford, forse il più simbolico, amaro e malinconico, raccontato tutto in un lungo flashback. Il tema centrale del film è rappresentato dall’unione della leggenda, appartenente al mito del West, con la realtà di una nuova società che sta lentamente prendendo il sopravvento su un mondo ormai in decadenza, giunto alla fine. E quest’unione fra leggenda e realtà viene ribadita anche nei due personaggi principali: Wayne rappresenta l’uomo eroico e solitario tipico del mondo del West, mentre Stewart è l’uomo idealista e servitore della comunità, un personaggio appartenente ad una nuova società.

Butch Cassidy (1969) – Diretto dal regista statunitense George Roy Hill. Attori: Paul Newman, Robert Redford, Katharine Ross, Strother Martin, Henry Jones, Jeff Corey, Cloris Leachman, Ted Cassidy, Kenneth Mars, Donnelly Rhodes. Quattro Oscar: fotografia (Conrad Hall), sceneggiatura originale (William Goldman), musica e canzone (Raindrops Keeps Fallin’On My Head) di Burt Bacharach. Il protagonista è Butch Cassidy, celebre bandito interpretato da Paul Newman, qui in coppia con Robert Redford nei panni del suo amico fuorilegge Sundance Kid. Come si evince dal titolo, la storia si dipana sulle vicissitudini di questi due banditi, realmente esistiti, che, vedendosi ricercati e braccati, decidono di trasferirsi dagli Stati Uniti alla Bolivia per continuare ad “esercitare” la loro professione senza la pressione dei cacciatori di taglie e degli sceriffi americani.
In seguito verranno braccati anche dalle forze di polizia del luogo ed il film si conclude con una sparatoria nella quale, dopo che entrambi i protagonisti sono stati feriti, i due decidono di gettarsi alla carica contro le soverchianti forze della legge. Il film termina appunto con un fotogramma di Butch Cassidy e Sundance Kid che si gettano a pistole spianate fuori dal loro riparo.

C’era una volta il West (1968) – Un film di Sergio Leone. Con Gabriele Ferzetti, Claudia Cardinale, Charles Bronson, Henry Fonda, Jason Robards, Jack Elam, Woody Strode, Fabio Testi, Frank Wolff, Paolo Stoppa, Conrado Sanmartin, Renato Pinciroli, Benito Stefanelli, Keenan Wynn, Lionel Stander, Aldo Berti, Bruno Corazzari, Salvatore Basile, Woody Stroode, Dino Mele, Enzo Santaniello, Spartaco Conversi.
Cinque personaggi si affrontano intorno a una sorgente d’acqua: Morton (G. Ferzetti), magnate delle ferrovie, che ha bisogno dell’acqua per le sue locomotive e che fa eliminare i proprietari legittimi, i McBain, dal suo feroce sicario Frank (H. Fonda); Jill (C. Cardinale), ex prostituta, da poco moglie-vedova di un McBain; il bandito Cheyenne (J. Robards), accusato della strage dei McBain; l’innominato dall’armonica (C. Bronson) che vuole vendicare il fratello (F. Wolff), assassinato in condizioni atroci da Frank con i suoi sgherri. Su un soggetto scritto dal regista con Dario Argento e Bernardo Bertolucci e sceneggiato con Sergio Donati, è una sorta di antologia del western in negativo in cui si ricorre ai suoi più scalcinati stereotipi. 3 attori americani di scuole diverse e il più famoso dei 3 (Fonda) scelto contro la parte. Il set non è più l’Andalusia, ma la Monument Valley di John Ford. In un film ricco di trasgressioni, Leone dilata madornalmente i tempi drammaturgici, contravvenendo alla dinamica del genere. Sotto il segno del titanismo si tende al teatro d’opera e alla sua liturgia. Dall’epica del treno, della prima ferrovia transcontinentale, si passa alla trenodia, al canto funebre sulla morte del West e dello spirito della Frontiera. Come in Sam Peckinpah.

Dead man (1996) – Di Jim Jarmush. Con Johnny Depp, Robert Mitchum, Gabriel Byrne.
Alla fine dell’Ottocento William Blake, giovane contabile, viaggia in treno da Cleveland (Ohio) a Machine (Arizona) alla ricerca di un impiego. Ucciso un uomo per legittima difesa, fugge braccato dai cacciatori di taglie. L’aiuta il pellerossa Nessuno, convinto che egli sia l’omonimo poeta inglese (1757-1827). Il suo è un viaggio iniziatico verso la morte. Western anomalo: ritmo lento, un BN più nero che bianco (fotografia di Robby Müller), paesaggi insoliti, forti striature ironiche e grottesche, momenti di morte violenta risolti in modi casuali e sdrammatizzati, un eroe antieroico, un buffo tormentone sul tabacco che manca, colonna musicale di Neil Young. Sotto il segno della morte, scardina il genere western, riducendolo all’osso, in modo originale. Racconto allucinato che cerca la poesia e talvolta approda al poeticismo. Depp perfetto.

Geronimo (di Walter Hill 1993) – Un film di Walter Hill. Con Scott Wilson, Gene Hackman, Robert Duvall, Jason Patric, Wess Studi, Matt Damon, Rodney A. Grant, Kevin Tighe, Stephen McHattie, Lee de Broux.
Rinchiuso con i suoi Apaches Chiricahua nella riserva di Turkey Creek, a causa di numerosi soprusi, nel 1885 Geronimo (W. Studi) si ribella e riprende le armi. La guerra indiana ricomincia ai confini col Messico. Ridotto con pochi uomini, Geronimo si arrende al tenente Charles Gatewood (J. Patric), suo amico. L’accordo è due anni in Florida e poi ritorno alle loro terre in Arizona. Morirà venticinque anni dopo in esilio. Un western di W. Hill, cineasta urbano, dopo “I cavalieri dalle lunghe ombre”. Circoscritto al biennio 1885-86, è la storia di una sconfitta che celebra il vinto e vitupera il vincitore. Non a caso si chiude con le dimissioni dall’esercito del narratore. Ma l’aspetto più interessante del film sul piano narrativo la sua dimensione critica e didattica finisce col coincidere con il suo limite. Scritto da John Milius e Larry Gross.

Giù la testa (1972) – Un film di Sergio Leone. Con Rod Steiger, James Coburn, Rick Battaglia, Romolo Valli, Maria Monti, Furio Meniconi, Stefano Oppedisano, Benito Stefanelli, Poldo Bendandi, Rosita Torosh, Franco Graziosi, Nazzareno Natale, Giuliana Calandra, Anthony Vernon.
Ribelle irlandese esperto di dinamite, emigra in Messico dove si allea con un rozzo e generoso bandito per svuotare una banca. Si ritrovano insieme a combattere con i peones di Pancho Villa e di Emiliano Zapata. Narratore di razza, S. Leone ha sfornato un melodramma antimperialista che non si prende troppo sul serio e che alterna il tono eroicomico con una liturgia solenne che qua e là si fa pesante. R. Steiger istrionico, J. Coburn sobrio, R. Valli delizioso. Leone alza il tiro. Scritto dal regista con Sergio Donati e Luciano Vincenzoni. Come nei 4 western precedenti di Leone e in C’era una volta in America, le musiche sono di Ennio Morricone e contribuirono al successo del film (quasi 2 miliardi d’incasso). Nel 1971 il musicista firmò le colonne di 20 film (di 24 nel 1972). L’edizione per il mercato di lingua inglese (Duck! You Sucker e anche A Fistful of Dynamite) dura 138 minuti. Effetti speciali di Antonio Margheriti.

Gli avvoltoi hanno fame (1969) – Regia: Don Siegel – Attori: Clint Eastwood, Shirley Mc Laine, Manolo Fabregas.
Una prostituta travestita da suora partecipa con mercenario texano alla lotta di guerriglia dei patrioti messicani contro i francesi. Western di passo quieto in cui, rinunciando all’azione (tolto l’assalto alla caserma francese), Siegel se la prende comoda e si gode il paesaggio, spostandosi sul terreno della commedia ironica in cui il macho Hogan (C. Eastwood) si trasforma nel secondo mulo della finta sorella Sara. Fotografia di G. Figueroa, musica di E. Morricone, sceneggiatura di A. Maltz.

Il cavaliere pallido (1985) – Regia: Clint Eastwood – Interpreti: Clint Eastwood, Michael Moriarty, Carrie Snodgress, Christopher Penn, Richard Dysart.
Con la sua schiena nuda piagata dalle cicatrici di numerose pallottole tutte mortali, il pistolero misterioso è un non-morto, un’agghiacciante voce dell’oltretomba che vendica gli stereotipi del genere western scomparso prematuramente. Di fatto, Eastwood è un fantasma. Ma la sua presenza nella valle maledetta è letale. Enormi buchi di proiettili lacerano i corpi degli scettici e dei corrotti. Questi spettri uccidono. E convivono in un continuum ai confini dei territori inesplorati dell’inconscio, oltre le pacate rivalse per la gloria e l’onore. Sergio Leone più John Carpenter più John Boorman: l’equazione conduce inevitabilmente al Cavaliere pallido, si rituffa nel noir e fuoriesce dall’horror. Esperimento curioso ma riuscito: per sopravvivere, il western deve appropriarsi di paure metafisiche e apocalissi dantesche dove i demoni esercitano il loro balletto di sangue.

Il mucchio selvaggio (1969) – Un film di Sam Peckinpah. Con William Holden, Ernest Borgnine, Warren Oates, Robert Ryan, Edmond O’Brien, Jaime Sánchez, Ben Johnson, Emilio Fernandez, Strother Martin, L.Q. Jones, Albert Dekker, Bo Hopkins, Dub Taylor, Paul Harper, Jorge Russek.
Nel 1914, dopo una fallita rapina in banca, sei banditi americani sconfinano dal Texas in Messico, inseguiti da un manipolo di cacciatori di taglie, al comando di un ex appartenente al “mucchio selvaggio”. Si riscatteranno morendo coraggiosamente nell’impari lotta contro le forze di un generale-bandito in difesa del popolo oppresso. Insieme alle pagine di eccezionale forza visionaria nel loro manierismo barocco, specialmente nelle scene di battaglia (che suscitarono negli USA roventi polemiche per la loro violenza), questo memorabile western Warner-Seven Arts offre, negli intervalli di quiete, momenti altrettanto significativi in chiave di malinconica elegia sul tramonto di un’epoca. Quella di S. Peckinpah, romantico che nega di esserlo, è la risposta alla cinica retorica del western italiano. Ebbe 2 candidature agli Oscar per la sceneggiatura e le musiche di Jerry Fielding. Fotografia del grande Lucien Ballard.

Il piccolo grande uomo (1970) – Regia: Arthur Penn – Attori: Dustin Hoffman, Faye Dunaway, Richard Mulligan.
Unico superstite della battaglia di Little Big Horn, Jack racconta ad un giornalista la storia della sua vita.
Allevato dagli indiani Comanche dopo appunto che la sua famiglia era stata massacrata, Jack torna tra la sua gente in città quando ormai è adulto e cerca – purtroppo invano – di reinserirsi nel loro modo di vivere e pensare.
Diventato estraneo all’universo indiano, e disorientato dalla furia omicida dei bianchi conquistatori, finirà accanto al generale Custer nella battaglia di Little Big Horn, dove verrà risparmiato da un suo vecchio nemico indiano che lo riconoscerà.
Tratto dall’omonimo romanzo è un film che racconta la crisi di identità dell’uomo americano, con toni che si bilanciano tra lo storico ed il drammatico.

L’ultimo dei mohicani (1992) – Regia: Michael Mann – Attori: Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe, Russell Means, Jodhi May.
Diciottesimo secolo. Occhio di Falco è un ragazzo bianco cresciuto dai Mohicani al pari di un nativo. La sua vita viene sconvolta da una guerra fratricida che vede schierate le une contro le altre le diverse tribù indiane del nord America, in lotta al fianco di Inglesi e Francesi nel sanguinario conflitto che li vede coinvolti oltreoceano.
Gli indiani non ricevono alcuna tutela dalle grandi nazioni europee che si servono della loro manovalanza, e i loro villaggi vengono distrutti senza nessun tentativo di difesa da parte delle truppe regolari.
Nel corso di un’operazione di trasferimento di popolazione civile da un forte protetto ad un altro, Occhio di Falco salva dalla morte Cora e Alice, le figlie di un ufficiale inglese vendute ai francesi da Magua, la loro guida indiana.
Tra la primogenita del colonnello Munro e l’uomo che le ha salvato la vita è subito passione. Al di là delle convenzioni sociali, al di là della loro appartenenza etnica. Ma non è facile amarsi per due ragazzi che appartengono a due culture opposte dall’odio della conquista…

La conquista del West (1962) – Un film di John Ford, George Marshall, Henry Hathaway. Con George Peppard, Henry Fonda, Gregory Peck, John Wayne, Richard Widmark, James Stewart, Carroll Baker, Debbie Reynolds.
Da alcuni racconti di Frank J. Wilstack e da Prince of Pistoleers di Courtney Ryley Cooper e Grover Jones. La storia della colonizzazione del West in 4 episodi su un arco di tempo che va dal 1830 al 1890: i primi 2 (“Rivers”, “Plains”) e l’ultimo (“Outlaws”) hanno la regia di H. Hathaway, l’altro (“Railroad”), che vanta una spettacolare carica di bisonti, è firmato da Marshall. C’è anche un interludio sulla guerra civile americana diretto da J. Ford con la storica battaglia di Shiloh, magnificamente raccontata di scorcio, e un breve dialogo notturno tra i generali nordisti Sherman (J. Wayne) e Grant (H. Morgan). Girato in Cinerama e trasferito su Cinemascope, è un western miliardario All Star tradizionale e spesso convenzionale della M-G-M. Pur carica di molti debiti, la sceneggiatura di James R. Webb ebbe l’Oscar come il montaggio e il suono. Fotografia di prim’ordine di W. Daniels, M. Krasner, C. Lang Jr. e J. La Shelle. In TV e in videocassetta l’immagine è ridotta a poco più del 50% dell’originale.

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Commenti

2 Risposte a “I film western”

  1. ferru, il 26 maggio 2011 19:24

    Uno più bello dell’altro,
    a proposito stasera mi guardo “Per qualche dollaro in più”

  2. giospel, il 28 giugno 2011 21:23

    Di questo bellissimo film mi piacerebbe capire per quale ragione il regista abbia tagliato, riducendola a pochi secondi, la scena principale che da il nome al film ed è bellissima sia come immagine che come audio, quando il protagonista balla con due calzini di notte attorno a un grande falò…..questa scena doveva essere più lunga….dava una grande emozione ed era bellissima….tre o quattro minuti in più sarebbero bastati!.

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