Sam Peckinpah
Sam Peckinpah
Come diavolo può essere finito nella lista dei migliori registi della storia del cinema? Molti critici ancora se lo chiedono. Lui che ha abbandonato la quiete della vita per un’esistenza da pirata inquieto, annebbiato dall’alcool, dal fumo e dalla cocaina, umiliato da anomale manie psicotiche e con tre pacemaker, si è messo in viaggio oltre i confini del mondo, usando le urla di un uomo dalle mani callose, al posto della voce stentorea di un regista comune, per decantare il mondo dei perdenti e un sogno americano che definiva ancora “imballato”. Negava la fatalità della vita, vedeva di buon occhio le forze distruttive dell’uomo, applaudiva e consacrava una civiltà disgregata dall’individuo che coinvolgeva, con le sue stragi, prede e cacciatori, prigionieri e carcerieri, patrioti e vili. Erano i bagni di sangue a eguagliare tutti, e quindi la morte. Leggi il resto
Apache vuol dire nemico
A cura di Luca Cazzetta
Un guerriero Apache
L’Apache era di aspetto attraente: testa ben fatta, collo perfetto, zigomi alti, naso proporzionato, occhi neri e vivaci, mandibole forti, labbra né sottili né tumide (carnose, sporgenti). Aveva i capelli lunghi e neri che gli scendevano lungo le spalle. La poca barba veniva tolta con delle pinzette di stagno.
Snello, agile e muscoloso, l’Apache possedeva una resistenza straordinaria. Ben conformato, aveva la schiena robusta, il petto ampio e la vita sottile. Raramente superava, in altezza, il metro e ottanta.
Il dottor John B. White, nel 1873, esaminò un centinaio di Apache dell’Arizona, uomini e donne. < < Gli Indiani sono stati scelti casualmente e, mediamente, gli uomini avevano una statura di un metro e sessantotto centimetri, le donne di un metro e mezzo. Leggi il resto
