Nativi d’America in lotta per l’acqua
A cura di Ennio Caretto
Nell’età dell’effetto serra i pellerossa americani hanno scoperto di possedere un nuovo tesoro, anzi il tesoro del futuro: l’acqua dei fiumi e dei laghi delle loro riserve, un bene preziosissimo. Ma come accadde nell’Ottocento alle loro terre, i bianchi – questa volta delle metropoli, non i coloni e le giubbe blu – tentano d’impossessarsene. Dopo più di un secolo è un’altra guerra tra il potere bianco e le oltre 500 nazioni indiane riconosciute legalmente in America, per fortuna mediata dal Ministero degli interni o combattuta nelle aule dei tribunali. Da cui però i pellerossa, attualmente vincenti, rischiano alla fine di uscire sconfitti.
Un caso esemplare è quello delle tribù Choctaw e Chickasaw della regione di Tuskahoma nell’Oklahoma, lo stato che a cavallo del 1900 fu un paradiso del petrolio. Le due tribù, che vi furono trasportate 175 anni dalle giubbe blu, di fatto in esilio, rivendicano la proprietà del grande Lago Sardis, famoso per la pesca. Leggi il resto
Geronimo: la cerimonia negata
A cura di Ennio Caretto
Geronimo
Nel centesimo anniversario della morte di Geronimo, il leggendario capo dei pellerossa Apache, il suo pronipote Harlyn Geronimo ha querelato il presidente Obama, il ministro della difesa Gates, l’Università di Yale e il misterioso Ordine teschi e ossa degli studenti, a cui appartennero tre generazioni di Bush. Il motivo: vuole che gli siano restituiti i resti del bisnonno, a suo parere in parte sepolti a Fort Sill nell’Oklahoma e in parte a Yale, perché senza la tradizionale cerimonia indiana, negatagli a suo tempo, il suo spirito non avrebbe mai pace.
La querela ha destato scalpore e riacceso vecchie polemiche su dove si trovino i resti del mitico guerriero. Geronimo, l’ultimo capo pellerossa ad arrendersi nel 1886, dopo che per anni 5 mila giacche blu gli avevano dato invano la caccia, morì di polmonite a 79 anni a Fort Sill. Leggi il resto
Plenty Coups incontra… il Generale Armando Diaz!
A cura di
Plenty Coups e Armando Diaz
Washington, 16 novembre 1921. Il generale Armando Vittorio Diaz, capo dello stato maggiore dell’esercito italiano, ha realizzato oggi un suo sogno di ragazzo, quando, abbigliato da indiano, è oggi stato adottato dalla tribù dei Crow ed è diventato uno dei suoi capi. Gli indiani non avrebbero potuto immaginare un onore più grande per il vincitore del Piave che quello di dargli il nome di Molti Trofei, uno dei leader della loro nazione.
I due gruppi, quello del generale Diaz e dei suoi aiutanti e quello composto dal vero capo Molti Trofei e da altri capi della nazione Crow, si sono incontrati questa mattina in una grande sala dell’Hotel Willard per la cerimonia d’adozione. Leggi il resto
Chi ha realmente inventato… la Colt?
A cura di , da L’Unione Sarda
La Colt Paterson del 1836
Tex Willer impugnò la sua Broccu… No, purtroppo quel fumetto non è mai stato disegnato, la storia era sul punto di imboccare la strada che porta al Gennargentu, ma poi è andata diversamente. Scherzi del destino. Quel genietto di Francesco Antonio Broccu da Gadoni, nato e cresciuto tra i boschi di castagni e noccioli, probabilmente arrivò primo alla clamorosa scoperta, ma mister Colt fu più veloce. Per dirla sempre con Tex – il ranger più famoso e amato delle strisce, nato dalla penna di Gianluigi Bonelli e dalla matita del sardo Aurelio Galleppini, il mitico Galep – l’americano sparò per primo, impallinando per la vita l’ingegnoso fabbro del paese sul Flumendosa e relegandolo nella lunga lista degli inventori beffati. Non fu un duello all’Ok Corral, ma una sfida a distanza, peraltro senza che l’uno sapesse dell’altro. Vinse il marinaio Samuel Colt, che fu più rapido a brevettare l’arma che avrebbe rivoluzionato l’Ottocento, la più famosa dell’epopea western: la pistola a tamburo. Leggi il resto
Negata la grazia postuma a Billy the Kid
A cura di Ennio Caretto
Billy The Kid
Nessuna riabilitazione postuma per il più famigerato bandito del Far West, Billy the Kid, ucciso all’età di 21 anni dallo sceriffo Pat Garrett nel 1881, come raccontato da molti film. Bill Richardson, il governatore del New Messico, gli ha negato la grazia, respingendo la petizione dell’avvocatessa Randi McGinn.
In una sorta di minireferendum elettronico, Richardson aveva richiesto il parere dei cittadini. Ma sebbene le email a favore della grazia fossero state la maggioranza, 430 contro 379, Richardson ha deciso che «The Kid», a cui si attribuirono 21 uccisioni – in realtà 9 secondo i registri del Nuovo Messico – non la meritava. I tre nipoti dello sceriffo Garrett lo hanno applaudito: «Riabilitarlo sarebbe stata una grossa ingiustizia». Ma l’America, affascinata dal mito western del bandito minorenne, si è divisa in due. Leggi il resto
Trovato un messaggio cifrato del 1863 della Civil War
A cura di Francesco Tortora
Decifrato dopo 147 anni un messaggio in codice che risale all’epoca della guerra civile americana (1861-1865). I dirigenti del «Museum of the Confederacy» di Richmond, Usa, hanno aperto una piccola bottiglia di vetro custodita da oltre un secolo nel museo che raccoglie i cimeli e i documenti risalenti al conflitto tra Nord e Sud. E hanno trovato un messaggio cifrato di sei righe inviato il 4 luglio del 1863 da un anonimo comandante sudista al generale John C Pemberton che da giorni si trovava nella città di Vicksburg, assediata dalle forze unioniste comandate da Ulysses Simpson Grant. La lettera, che è stata finalmente decifrata dopo quasi un secolo e mezzo, annunciava che le truppe di rinforzo non sarebbero mai arrivate nella città accerchiata e prendeva atto della situazione disperata. Leggi il resto
Nativi: dopo il furto della terra, ecco i risarcimenti
A cura di Francesco Semprini
Dopo centotrenta anni è resa giustizia agli Indiani d’America. Il Congresso degli Stati Uniti sta per approvare un provvedimento che prevede il maxirisarcimento di 3,4 miliardi di dollari per la confisca illegale di terreni avvenuta nel 1880. In quell’anno, il governo americano, sotto la presidenza di Rutherford B. Hayes, decide di iniziare una sistematica opera di smembramento delle terre, oltre 40 milioni di ettari in tutto il Paese, dove per secoli avevano vissuto le tribù della Grande Nazione.
Gli appezzamenti vennero divisi in lotti dai 30 ai 60 ettari di cui i «Nativi americani» rimasero solo proprietari nominali visto che lo Stato si riservava ogni diritto di gestione e di sfruttamento delle risorse minerarie, energetiche e naturali, ma anche delle attività imprenditoriali, dando in cambio un compenso, talvolta misero. Leggi il resto
Archeologi al Little Big Horn
A cura di
Il ritrovamento di un proiettile
Il primo a riconoscere il valore potenziale dell’archeologia storica sul campo di battaglia di Little Big Horn fu il Sovrintendente Edward Luce che negli anni ’40 pensò di organizzare i primi scavi. Tuttavia gli eventi della II Guerra Mondiale ebbero il sopravvento su qualsiasi iniziativa e l’idea fu accantonata.
Solo nel 1958, ad opera di 2 archeologi, iniziarono finalmente gli scavi nella zona della collina di Reno-Benteen. Questi lavori portarono alla luce parecchi manufatti che contribuirono a identificare con certezza l’area nella quale i soldati si trincerarono per difendersi dall’assedio degli indiani. Leggi il resto
La scienza nei duelli del far-west
A cura di
Un duello
Nominare il fisico danese Niels Bohr in un articolo sul Far West è un esercizio acrobatico non indifferente, e farlo poi con senno e criterio e non a caso, come se fosse un qualunque immigrato europeo fortunosamente diventato ad esempio Marshal di Fort Worth, ha un che di miracoloso. Ma tutto ha una spiegazione, e ora vedremo quale.
Mentre studiavo sui banchi del Liceo le teorie di Niels Henrik David Bohr, fisico e matematico danese, nobel nel 1922 (un solo nobel pare anche poco per così tanti nomi tutti insieme…), mai più me lo sarei immaginato chiuso in un laboratorio scandinavo a inscenare finti duelli con i suoi seri e compassati colleghi; ma le cose andarono proprio così. Leggi il resto
Little Big Horn: Custer vinto dai cecchini?
134° anniversario della battaglia di Little Big Horn (25-06-1876 / 25-06-2010)
A cura di David Keys
Una delle più famose battaglie del Nordamerica Little Big Horn non è stata la gloriosa, disperata resistenza che vuole la leggenda. Dopo dieci anni di ricerche archeologiche e storiche, un gruppo di studiosi americani ha concluso che il battaglione del generale Custer si è semplicemente disgregato, provocando così la sua fine.
Il libro “Archeologia, Storia e l’ ultima battaglia di Custer” (di Richard Fox, University Oklahoma Press) offre la prova archeologica ricavata dal campo di battaglia 750 pallottole 450 bossoli, 9 punte di frecce, tre pezzi di pistola, una ventina di bottoni e una certa quantità di ossa, appartenenti ad almeno 33 uomini che non c’ è stata resistenza all’ ultimo sangue e probabilmente neppure un combattimento corpo a corpo su quella che, dal giorno della battaglia, è diventata per tutti la Collina dell’ Ultima Resistenza. Leggi il resto